1/3/2013 SPAZIAMENTI

 

„ Cossi abbiamo risoluto ancora il sesto o argumento, il quale per contatto di mondi in punto, dimanda

che cosa ritrovarsi possa in que spacii triangulari,

che non sia di natura di cielo ne‘ di elementi.

Perche‘ noi abbiamo un cielo nel quale hanno gli lor spacii, regioni e distanze competenti gli mondi;

E CHE SI DIFFONDE PER TUTTO

PENETRA IL TUTTO

ET E‘CONTINENTE, continuo e contiguo al tutto, e che non si lascia vacuo alcuno: eccetto se quello medesimo, come in sito e luogo in cui tutto si muove e

SPACIO IN CUI TUTTO DISCORRE, ti piacesse chiamar vacuo come molti chiamorno;

o pur primo suggetto che s‘intenda in esso vacuo, per non gli far avere in parte alcuna loco,

se ti piacesse privativa e logicamente porlo come cosa DISTINTA PER RAGIONE E NON PER NATURA E SUSISTENZA, da lo ente e corpo.

Di sorte che niente se intende essere che non sia in loco o finito o infinito, o corporea o incorporeamente, o secondo tutto o secondo le parti: il qual loco infine non sia altro che spacio, il qual spacio non sia altro che vacuo, il quale se vogliamo intendere come cosa persistente, diciamo essere l‘etereo campo che contiene gli mondi; se vogliamo concipere come cosa consistente, diciamo essere spacio in cui e‘ l‘etereo campo e mondi e che non si puo‘ intendere essere in altro. Ecco come non abbiamo necessita‘ di fengere nuovi elementi e mondi, al contrario di coloro che per levissima occasione cominciorno a nominare orbi deferenti, materie divine, parti piu rare e dense di natura celeste, quinte essenze et altre fantasie e nomi privi d‘ogne suggetto e veritade. „

                  1. Bruno, De infinito universo e mondi

a proposito:

 

Lo spazio non e‘ un vuoto con delle leggi proprie,

cavi volumi euclidei, dalle forme antesignate

rettilinee ante l‘arrivo dei corpi

 

Esso e‘ disequilibrio reciproco di forze in tensione,

che si traccia in linee tra corpi in reazione

Esso e‘ mezzo che si incurva, incurvatura, incalcatura, deposito di vuoto

che si disegna fra i passaggi

che un respiro già solleva

a mettersi nella tensione di altri corpi

 

lo stare nel„mezzo“

lo stare „fra“ corpi

che si apre

e si chiude

e li divarica e li congiunge

 

lo stare „fra“ i corpi come loro risultante e campo del loro incontro

10/2/2013 – APAX

Nella seconda tappa le parole che scrivo durante la creazione sono incorniciate da una strana, piccola lapide di legno laccato bianco, sulla quale un paio di scarpe nere alte, come inchiodate, per far sollevare gli attori. 

 Iscritte su quel supporto alle parole si richiede una temporalità altra, definitiva, capace di proiettare ogni azione ed ogni immagine sullo sfondo di una permanenza.

 Questo e’ quello che ho scritto.

26/1/2013 – diSORVOLO

Una settimana dopo la fine della prima tappa, ripercorro di sorVOLO le parole scritte e le domande sgorgate. Del respiro frammentario MULTIVERSO della creazione qualcosa inizia a sedimentarsi 

 

18/1/2013 – RESURREZIONI

Le parole che hanno dialogato con i corpi in creazione

18/1/2013 – CorpomortoCORPOIMMORTALE

Qualcuno in scena pronuncia l‘espressione „corpo morto“. Sul tappeto davanti a me si lavora sulle diverse declinazioni della parola corpo e l‘immagine, monito comune al nostro destino remoto, del corpo morto, traghetta il lavoro verso un ampio paesaggio di memorie e pensieri. Sotto gli occhi ho il testo in greco dell‘Apocalisse. Corpo morto del testo? Mi chiedo. E intanto il mio corpo e‘ abitato dal sapore di quei suoni remoti nella storia delle civiltà come nella mia propria storia intellettuale, a cui tuttavia il desiderio non cessa di ricondurmi. Nel senso del desiderio che ci conduce continuamente a ripercorrerlo, questo corpo del testo, incarnato in questa lingua detta „morta“ e‘ tutt‘altro che passato, tutt‘altro che morto.

Questo sguardo gettato sul corpo immortale del testo mi riempie d‘emozione, che continua ad abitare le mie riflessioni mentre guardo il seguito del lavoro.

Le parole che hanno dialogato con i corpi in creazione

17/1/2013 – ANCORAGGI

Le parole che hanno dialogato con i corpi in scena

 

Considerazioni di poetica della visione

Porto con me l‘ossessione di DIVENTARE UN essere PANSTOMADERMICO un essere la cui superficie e‘ disseminata di luoghi di passaggio. Ogni punto della pelle, ricettore e trasmettitore da cui non cessa di sgorgare parola pensante e poetica in viaggio verso una nuova lingua.

DIVENTARE UN ESSERE PANSTOMADERMICO, che conduca la lingua oltre i suoi confini, sul luogo in cui dentro e fuori, interiore ed esteriore, remoto e a venire entrano in contatto e trapassano l‘uno nell‘altro

A questa ossessione decido di rimanere ancorata.

Questo percorso spero mi insegnerà, se questa ossessione abbia la dignità di una visione.

 

Llasciar delirare/deragliare il senso dai suoi contorni, in modo che il contenitore sonoro della parola vibri, entri in risonanza con altri universi con altre visioni, con altre persone, con altre lingue e con altri linguaggi

e sconfini in un territorio poetico ove i sensi fluiscono per non risolidificarsi in alcun significato, ma permanere fluire e attraversamento poetico.

 

Traghettare le parole oltre il confine del significato „attribuito“ in quella terra di confine dove si può riscrivere, sovrascrivere la storia dei suoi sensi possibili, lasciarla risuonare fra le lingue, fra i sensi, oltre le lingue, oltre i suoi sensi.

Lingua rinnovata, comune solo perche agita sul territorio comune della disposizione all‘ ascolto,

Lingua nuova fatta di parole che a loro volta si mettono in viaggio

CHE OGNI PAROLA SIA resa visionaria, TRAGHETTATA sull‘orlo del suo futuro, sull‘orlo del suo dire più di quello che sa dire.

 

Quest‘altra ossessione mi porto con me nel lavoro.

 

Cosa sarà questa  lingua, come riuscirà a far dialogare chi ora si ignora e si tace? Quale sarà il suo alfabeto?

Sarà parola, scritta parlata, o semplicemente pensata ed agita con un gesto? Con un passo di danza?

 

Con me porto la dismisura di questa ambizione.

 

E spero che i maestri della visione con cui in questo percorso entreremo in dialogo, Einstein, Giovanni,  Giordano Bruno, possano insegnarmi qualcosa, su come accollarsi questa dismisura senza cedere all‘arenarsi sgomento del passo.

 

„Il mondo segue un ritmo di visione, secondo la scansione di diastole e sistole del sensibile“

 

La visione come portatrice di improvvise accelerazioni e di insperate spirali, che riescono a rendere presenti nel qui e ora di un vissuto personale e collettivo un altrove assoluto. Discontinuità irreversibile. Ribaltamento copernicano

La plastica relazione fra tempo e spazio, che converge verso quei momenti di sovversione e capovolgimento.

Indagare la dinamica che lega questi parametri nella visione.

Quali leggi seguono spazio e tempo nell‘universo abitato dal visionario?

Come spazio e tempo si ridisegnano nella visione?

Come la visione apre lo spazio, apre il tempo, disloca la mia posizione, mi rende al contempo qui e altrove, mi rende  al contempo ora e in un altro tempo lontano da questo?

 

 

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