Diario

“Stralci e frammenti dagli appunti di sala di un attore (essi vogliono lasciarvi una “sensazione” del vissuto dell’attore durante il percorso creativo)”

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3sorelle

 

 

Olga

parole segrete di Olga

14 luglio
“Questo è l’amore si o no? Quando noti l’assenza di qualcuno e detesti quell’assenza più di ogni altra cosa. Ancora più di quanto ami la sua presenza. Tutti sapevano che lo aveva aspettato l’uomo alla finestra, imparando a conoscere perfettamente la superficie, i punti in cui era scolorita, opaca”
Ogni cosa è illuminata

Luglio
I love you, I love you, I love you.
That’s all I want to say.
Until I find a way
I will say the only words I know that
You’ll understand.
I need to, I need to, I need to.
I need to make you see,
Oh, what you mean to me.
Until I do I’m hoping you will
Know what I mean.

17 ottobre
Guardare un uomo per prime è una fatale rivelazione d’interesse. Lasciate che sia lui a guardare voi.

29 ottobre
La tv è un’amica un fratello,un marito, un figlio. Oggi Rodrigo ha confessato a Maddalena di averla tradita . Ma l’ha convinta a perdonarlo. Io non sono riuscita a trattenere le urla: Maddalena non credergli, è un furfante.

10 novembre
“ I like lots of things, but there are things I like most: love, love and love”. (Sylvia)

24 dicembre
Alda Merini
Amai teneramente dolcissimi amanti senza che essi sapessero mai nulla. E su questi intessei tele di ragno e fui preda della mia stessa materia. In me l’anima c’era della meretrice della santa della sanguinaria e dell’ipocrita. Molti diedero al mio modo di vivere un nome e fui soltanto un’isterica.

6 gennaio
giornata bellissima, scesa alle 9.30 presa la metropolitana, vista piazza garibaldi. E’ diventata bellissima. C’è un negozio di bagnoschiuma francesi. Depositato desiderio nell’albero di Natale. Mangiato pesce fritto. Incontrato molte persone che si baciavano. E si toccavano tutti. Ho camminato da Castel Sant’Elmo ai quartieri spagnoli, fino alla nostra vecchia casa. Ci sono un sacco di motorini lungo il petraio. Chissà come ci arrivano. Il mare è bellissimo. Ho visto una bambina in pigiama, fuori casa. Non la facevano entrare. Sentito canzoni d’amore napoletane. Forse gli anni migliori della mia vita sono finiti, ma non li vorrei indietro. Sembra che da un momento all’altro potremo sapere perché siamo qui. Qui, finisco il nastro.

gennaio
In psicologia e sociologia, e nel linguaggio comune, per seduzione si intende il processo con cui una persona ne induce un’altra, deliberatamente, a intraprendere una relazione di natura sentimentale o sessuale. Il termine deriva dal latino se-ducere e significa letteralmente “portare a se”, “condurre fuori dal retto cammino”.[1] Coerentemente con la sua etimologia, il termine può conservare una valenza negativa (tentare qualcuno a far qualcosa che non vorrebbe normalmente fare), ma viene anche usato in senso neutro o positivo (affascinare).

18 gennaio
Io brucio. Brucio ed è così caldo che non riesco a respirare. Il fuoco divampa da dentro. Non si può vedere, né sentire. Vorrei girare le pupille e vedermi bruciare dentro ma neanche a me è concesso. Per questo le mie gote si tingono di rosa, poi di rosso bordeaux. Scottano. Ho paura di essere scoperta e paura di scottarmi. Autocombustione. Ho bisogno di qualcosa che spenga quest’infiammazione. Un estintore. Un panno. Una crema che sani le bruciature dei tessuti interni del mio corpo. Quando quest’incendio sarà spento, tra mezzora chi curerà le ustioni, le piaghe delle mie cellule? Questo fuoco è un mio segreto.

ciò che olga mi insegna
i “riti quotidiani per restare in vita”. Le medicine, amiche fidate di Olga. Curano le malattie sue e delle sorelle: le infiammazioni e la febbre, le ferite, il raffreddamento. Le medicine di Olga le consentono di mantenere i sensi d’ovatta. Non porsi domande. Non provocare neanche un po’ di dolore in lei perché non potrebbe reggerlo: la preservano. Durante la prima tappa di Alto Fragile, l’uso delle medicine si è chiarito del tutto perché ho letto il bugiardino dell’antinfiammatorio mentre suonava il carillon: curarla dalle infiammazioni cardiache e dalla febbre d’amore.
Nei riti per restare in vita ci sono gli esperimenti di seduzione che Olga effettua in segreto: lo studio delle dive del cinema e della sorella Masa. Questi esperimenti sono il luogo in cui lei ogni tanto deve tornare per appagare il desiderio di fuggire via a Mosca, per contenerlo. Nella vita di un uomo ci sono sogni che si fanno sapendo che non si realizzeranno mai ma è proprio questa la loro utilità. Un sogno realizzato non è mai bello come uno solo sognato.

E’ molto facile condannare coloro che vivono “senza ‘nfamia e senza lodo” così come li condanna Dante nel suo inferno, gli ignavi, coloro che ”mai non fur vivi”. Quest’impossibilità di muovere un passo, prendere una decisione, questo timore di aprire la bocca e dire una propria opinione. Più semplice lasciare che siano gli altri o gli eventi a decidere per sé. Qui è nato il disegno della casa di Olga: disegno che unisce il lavoro sullo spazio beckettiano che stiamo svolgendo. La casa di Olga è un cubo esattamente come quello sul quale lei sale per i suoi esperimenti di seduzione. Ha un divano, un attaccapanni tanti fiori e una pianta. Due finestre. Lei è all’interno sorridente con i suoi capelli biondi. Questo cubo è appoggiato in un paesaggio apocalittico, non c’è nessuna forma di vita. Lei azzarda, una richiesta d’aiuto scrivendo un HELP sul vetro di una finestra che nessuno vedrà mai. Le richieste di aiuto degli invisibili sono così, silenziose: quanto sono condannabili le persone che non prendono una posizione, non scelgono di agire? Cosa significa non agire? Chi agisce davvero?
Gli addii di Olga sono il tassello che unisce la sua strada a quella di Krapp beckettiano. Il video-diario che tiene questa Olga dei nostri tempi è quello di Krapp. Gli addii di Krapp sono alla madre, all’amore e alla poesia. Questo suo “rito per restare in vita” che definisce macabro è un vero e proprio dialogo con il suo passato e le speranze che alimentava andate tutte perse. Gli addii di Olga sono molti. All’amore, al sogno di poter avere un giorno un uomo tutto per sé, dice addio con la danza di Masa. Quella danza è ciò che vive Masa sulla pelle delicata di cristallo di Olga. Lei non avrà mai una danza così, ad ogni gesto dice addio a quel tocco, ripercorrendo i dialoghi, i dolori della sorella, “Masa singhiozzava mentre Versinin diceva sono venuto a congedarmi, non dimenticare, non dimenticare ora devo andare”. 
…
Si può sentire la mancanza di qualcosa che non si ha mai avuto?
…
Coloro che non hanno vissuto la propria vita aspettando che cambiasse, ad un certo punto devono girarsi e guardarla. Guardare le aspettative non esaudite, i fallimenti, le perdite e anche le gioie passate. 
…
su Krapp: metto la parrucca e lascio cadere le guance sulla bocca. Il mio respiro cambia. Registro il mio diario e ascolto il diario passato. Reagisco a ciò che accade. Sto attenta a non lasciare uscire nessun altro fiato oltre la voce per registrare. Quando ho trovato qualcosa di nuovo, tolgo la parrucca mi alzo e torno a posto con la mia scoperta. 
…
Olga Prozorov mi sta cambiando. Mi sta guidando in un cammino che non avrei mai percorso, perché mi trova molto distante, e sto scoprendo delle cose di me che non conoscevo.

Segue una lettera d’amore scritta da Me ad Olga.
Cara signora single,
davanti a me nella fila della cassa del supermercato. Volevo dirle che l’ho sbirciata. C’è sempre un po’ di imbarazzo quando si fa una spesa che non rispetti i canoni familiari. Infatti lei ha guardato in basso tutto il tempo, non ha calcolato bene i tempi di imbustamento e ha sorriso imbarazzata perché aveva dimenticato di ritirare il resto. Una birra, una confezione di pizze surgelate, due zucchine, latte una coppa bianca. Non ha comprato il pane, ma forse non sta bene con la pizza. Le scrivo per dirle che quando sorride abbassando gli occhi vorrei afferrarle le braccia e stringerle forte. Le persone timide mi piacciono. Quando un essere umano impacciato rivela la sua insicurezza avviene un miracolo. La penso spesso. Alla televisione che le fa compagnia nella penombra mentre riscalda la sua pizza nel forno a microonde. A volte mi scopro sorridere perché la immagino canticchiare per casa affaccendata. La solitudine non è sempre un dramma. Ma ci sono dei giorni in cui c’è bisogno di toccare delle mani che non siano proprie. Essere stupiti da qualcun altro. Ogni tanto c’è bisogno di apnea. Le capita mai che i battiti del cuore diventino così forti che teme che i vicino li senta? A lei non capita mai perché non si avvicina mai abbastanza. O forse si? Penso che lei dovrebbe darsi una possibilità. Non deve vergognarsi se qualcuno la osserva. Lei è bellissima.

 

Masha

Edith Piaf, Aspettando Godot e poi tutti i testi di beckett, musical

andate e vivere la vita!
Scrivere itinerario turistico per una persona che può stare a Napoli solo un giorno.
Il segreto di Masha
I fogli dell’abitudine oggi li ho lanciati al pubblico a forma di aeroplano, mi piacerebbe che ogni spettatore si potesse portare a casa un pezzo di noi!
il saper vivere, una sorta di galateo delle signore da bene…avere delle regole continuamente, è il loro modo di vivere.
Masha delle tre e’ quella che sa vivere, ma non lo fa e allora chiede al pubblico di farlo al suo posto.
siamo tre solitudini
Oggi ho provato ad entrare ed uscire dal lenzuolo (casa), visto che Masha e’ quella delle tre che in effetti non abita li’ e puo’ entrare ed uscire
3 solitudini che interagiscono.

NAPOLI : MOSCA
Oggi ho trovato Versinin nel cappello! Bisogna trovare tutti i “buchi” sulla scena.
Masha sta sempre nei pressi del cubo, e cambiando la direzione del suo corpo è in un luogo o in un altro. Masha dà giudizi su tutti anche su sé stessa.
Masha è “ladra”, prende le cose delle sorelle e le nasconde: un altro modo per passare il tempo.

Lavoro sulla seduzione
imparare l’alfabeto dei segni.
Lavoro sulle direzioni e sugli spostamenti sul lenzuolo…ora va tutto molto meglio!
L’ABITUDINE: L’abitudine è la disposizione o attitudine acquisita mediante ripetute esperienze. Il termine viene usato per indicare sia le attività motorie, sia le attività mentali, che dopo numerose ripetizioni vengono svolte in modo relativamente automatico o, più semplicemente, con maggior facilità e coordinazione.
La vita di Masha passa nella completa inazione, perche’ se e’ vero che continua a fare “tutto il possibile”, in effetti sta ferma. Gira in circolo, come un criceto sulla ruota nella sua gabbia, e come il criceto, Masha crede di muoversi o lo spera!
E allora le tre sorelle cantano, ballano, parlano da sole o rivolgendosi ad altri, leggono parti di libri, dettano delle regole, tutto pur di far passare il tempo. “C’e’ così poco che si possa fare, che lo si fa tutto. Tutto quello che si può. Per aiutarmi a far passare il giorno”.
Tutto ciò che Masha fa o ha fatto nella “casa” e’ dettato appunto dall’abitudine: lei continua a ripetere gli stessi gesti, le stesse parole, perché questo è tutto quello che può fare. L’abitudine le ha ormai divorato la vita e le scelte, che forse un tempo avrebbe potuto fare, e che ormai e’ troppo tardi per compiere, deve credere che siano ancora possibili.
E poi, mentre è quasi giunta prossima a qualcosa, tutto si blocca come nelle fotografie.
“Immagino che questo sia gia’ successo altre volte per quanto non riesca a ricordarmene”
E’ cosi’ che la vita delle tre sorelle scorre giorno dopo giorno, ogni giorno uguale a quello precedente, “come se il tempo non potesse andare avanti…niente mai di cambiato”.

CARTOLINA
“Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorni gli stessi percorsi…”
Lo scrivo per non dimenticarlo
Lo scrivo perché domani mi sveglierò e non lo ricorderò più!

PRIMA TAPPA
Nella prima tappa di AltoFragile abbiamo affrontato il tema dell’abitudine, questo ha fatto sì che, essendo il tema principale di Masha, mi sentissi da un lato più sicura, ma al contempo sentissi anche una responsabilità maggiore: la responsabilità del “fare”! (…ora a rileggerlo fa anche un po’ ridere visto che Masha e le altre due sorelle “non fanno”)
Studiando ciò che è successo quella sera posso fare alcune considerazioni :
L’“inconveniente” del buio in realtà ci è servito molto per metterci in relazione: in effetti così siamo state “obbligate” a lavorare sulla voce e ad assumere lo stesso respiro, mentre dicevamo i testi, a me sembrava fossimo una sola persona e contemporaneamente tre. Certo il buio mi sono accorta che è durato parecchio, ma ci ha aiutato, infatti quando è arrivata la luce e abbiamo visto le persone, non abbiamo perso il contatto tra di noi, forse perché avevamo già iniziato da parecchio.
Altra cosa che secondo me ci ha aiutate è stato il lavoro sullo spazio: iniziare ai bordi del lenzuolo, come abbiamo fatto quasi sempre, ci ha fatto sentire subito “a casa”.
Uno dei compiti che mi ero data era di rivolgermi a persone del pubblico che non conoscevo per cercare di capire la loro reazione, penso che chiedere a persone che già sapevano o che comunque mi conoscono mi avrebbe facilitato troppo la strada: è stato difficile, ma anche possibile!
Tra le tante cose che Masha fa per passare il tempo ci deve essere il nascondere le cose che è anche un modo per dare fastidio alle sorelle: è il suo modo di passare il tempo, di giocare…ma giocare da sola, lei è la guardia e il ladro, colei che si nasconde e colei che cerca…
Lei fa, crede di fare tante cose, ma è solo per non pensare alla sua situazione…in questo è proprio Alessia: quante cose cerco di fare pur di non pensare?!

Dolce e instabile condanna 
mi hai portato troppo in là: 
vedo solo sbarre, vedo una prigione umida, 
vedo poca verità.

 

Irina

racconto di tutto ciò che accade in casa, è un racconto di gesti e parole. Irina diventa i gesti e le parole degli altri. Solo dopo decide di parlare di sé e di piantarsi a terra

Gli oggetti quanto sono importanti per ognuno di noi? Il silenzio quanto è importante per Irina? Dal momento in cui si siede è come se diventasse indifferente a quello che c’è intorno.
Solo regole e oggetti.

“Ho dimenticato tutto, prima ricordavo. Non è vero ho sempre mentito. Devo conservare ogni cosa per ricordare”.

Non posso più alzarmi da sola, voglio essere salvata.

Lavoro su “entrate e uscite delle tre sorelle”. Non si può rimanere legate alle azioni che si fanno, bisogna andare avanti, reagire. Lo scopo di Irina è fare qualcosa per qualcuno che ne ha davvero bisogno. “Una volta potevo alzarmi, adesso non posso più” “Io non piango più, ma portatemi via!”

la reazione con gli oggetti che utilizzo, da loro nascono le parole. Io prendo vita grazie a loro e loro vivono grazie a me. Da fuori vedo l’immagine di me, vengo portata via. Sono come un disegno fatto su una stoffa che tirata via si deforma. Non è colpa mia se non ti amo!
“Lasciatemi così
Come una
Cosa
Posata
In un
Angolo
E dimenticata”
Le mie sorelle mi stanno attorno ma non vedo mai cosa stanno facendo, riesco solo a sentire. The courage I lack. Perché rimaniamo? Cosa ci tiene legate qui? La corda una volta la usavo per legarmi, ora cos’è? Non è più lei che mi trattiene. Mi manca il coraggio di uscire fuori, ma restare per sempre imprigionata qui, per me (Ilaria) è un atto di coraggio?

Cosa succede se un giorno Irina si sveglia e non ha più la sua borsa? Come fa a vivere? Se non avessi gli oggetti quale significato assumerebbero i testi che dico ora?

Il tempo di casa Prozorov. La morte degli altri ricade sulle sue azioni o almeno la sua superstizione le fa credere che sia così. Ci sono delle cose che continuerà a fare sempre, il contrario porterebbe, di sicuro, sfortuna. Si rassegna a ciò che è? Un giorno si accorge che è tutto fermo come la morte. Piantata a terra come una pianta. La maledizione per una pianta è dover vivere sempre in uno stesso posto, tutto si sposta intorno, si trasforma, nasce, muore e lei continua a vivere senza intervenire.

Mi piace aspettare. Amo l’ordine. Odio il silenzio. Oggi sono stata zitta… sono esplosa solo alla fine. Le mie orecchie ascoltano e con gli occhi immagino il mondo. 
 esplorando il silenzio in Irina
Utilizzo dei tempi verbali. Come le parole si legano al gesto. 
Ascolto e relazione con le altre.

Irina: Lascio che le cose accadano. Ad un tratto dico la mia ma resto comunque qui.

Gita 3sorelle Tutto il coraggio che mi manca di vivere la vita. Se solo fossi uscita un attimo prima di rimanere bloccata qui. Avrei imparato ad amare tutte le cose che mi fanno paura. Negli occhi della gente in strada divento Io ma non sono più me stessa, quella che ero sempre stata. Perché piango. Resta tutto solo un desiderio, torno a casa mia e dimentico tutto. Ci vuole il coraggio di guardare e dire: “Cosa hai fatto tutto questo tempo?”. Perché piango. Domani dimenticherò questa vita e avrò di nuovo paura di quello che ancora non so. Odierò il mio lavoro senza aver provato nemmeno a farne altri, già so che comunque li avrei odiati. Oggi erano tutti innamorati per strada, fingevo non mi interessasse. Continuavo a ripetere “Voglio solo lavorare”. Quando mi sono tolta i vestiti di Irina, almeno per un’ora li ho sentiti ancora addosso. Facendo un’azione come quella di oggi credo che si possa capire che relazione c’è tra noi e quello di cui parliamo, quanto ci riguarda e quanto ne siamo lontani. La città in cui ho vissuto, l’ho vista per la prima volta oggi, è un po’ come amare qualcuno che non hai mai conosciuto
Intanto il tempo passa… Le persone ci guardavano e ci parlavano incuriosite. “Sono tutti gentili in questa città”. Ho fatto un sacco di domande come una bambina. Mi meravigliavo delle cose più semplici. Io ci credo che le persone possano cambiare.

Irina: Prima della morte del Barone non mi ero mai accorta delle mie abitudini. (é questo che cambia la qualità dello scorrere del tempo per Irina? Tutti i suoi tentativi, in amore nel lavoro falliscono sempre. Inizia delle cose e poi le lascia perdere).

Giornate intere a scrivere sul diario, l’amore perduto, le azioni non compiute, le occasioni perse, la paura di parlare, di agire. La voglia di non stare al mondo. Il senso che non si trova. Non so più ricominciare a vivere. L’abitudine mi ha sempre protetta. Ma, da sempre, mi ha resa schiava del non saper scegliere, mi ha privato di un’opinione. Era già scritto così, anche se sentivo che qualcosa non andava, doveva andare per forza bene perché era quello che mi avevano insegnato.

Fa più male cambiare le regole o lasciarle sempre uguali fino a renderle l’unica cosa possibile?