Diario

“Stralci e frammenti dagli appunti di sala di un attore (essi vogliono lasciarvi una “sensazione” del vissuto dell’attore durante il percorso creativo)”

Torna a Teatrografie

Le Troiane

Cammino per strada e vedo le mie donne e mi commuovo
…
Parrucca gialla bionda come le tinture delle nigeriane che copre gli occhi come per coprire gli sguardi di chi vende se stessa contro il proprio volere
Chiudere la porta dell’anima durante un atto non desiderato
Mostro una parte ingombrante del mio corpo in scena
Odille, leone, la testa indietro
Palloncini
Mai rammaricarsi, mai lamentarsi. Immaginare racconti, vivere con i fantasmi
…
Non si puo’ essere dittatori in scena.

Le scarpe nere calpestano una terra di disagi. La provocano, la combattono con la loro forza e la loro violenza. non c’ è alternativa o sei così o ti annientano.
Non sono strette, sono i piedi a gonfiarsi a soffrire durante il cammino e allora ecco il gesto di allargarle con forza e determinazione, indossarle di nuovo e continuare a calpestare la terra. Calpestare la terra. Le scarpe sono il cavallo di Ettore.
Il vestito è l’armatura di Paride.
Le parole sono i lanci delle frecce degli arcieri di Troia

dall’innocenza all’ignoranza (non dirlo a nessuno che mi vergogno)
Ignoranza intesa come perdita dell’innocenza
nun cio’ dicere a nisciun pcchè m mett scuorno

Stare nelle immagini che crei e ascoltarne l’eco simbolico.

Figliare in maniera industriale: più ne faccio e più aumenta la specie. Andate e moltiplicatevi.
Senso della proprietà è l’ignoranza. E’ un delitto imparare qualcosa?

“Quei bei capelli insudiciati dalle carezze”
Oltre al sederone anche i miei capelli sono ingombranti. Non ho intenzione di tagliarli. Tento di farci un lavoro, ne approfitto che qui parlo di donne. Quando sono puliti il mio umore sale e mi piace intrecciarli tra le dita.

“Guardami ,mi vedi? Stai guardando bene? Un po’ mi vergogno ma va bene, ti faccio vedere lo stesso”. 
…
La fatica paga!

Come la principessa di un regno che profuma di incenso. Un regno dove si incontrano donne danzanti, uomini che bevono vino, bambini pittori sporchi di colore e gli anziani sulle sedie a dondolo che regalano ultimi sorrisi lenti ai loro figli .
Lì seduta sul trono di betulle con il corpetto ricamato, la sua gonna di seta bianca e le sue scarpette bianche osserva i suoi sudditi. Qualche volta canta poi ride poi saluta ma non abbandona mai il trono di betulle. Lì ferma, la musica della fisarmonica cieca e del tamburo felice non sa che la principessa è in attesa. Non sa che Il suo bacino vibra sul trono. Lei possiede una corona di cristalli ma aspetta le bombe. Aspetta una mossa spietata. Una palla di fuoco diretta verso la sua costruzione di balocchi, pasticcini e coriandoli.

“con queste mani con cui, con cui percuoto il petto in segno di lutto per i figli morti”. 
Come si inginocchiano le devote d’avanti ai santi. Come si inginocchiano i sudditi d’avanti ai sovrani. Come si inginocchiano i principi d’avanti alle loro spose per chiederle in moglie. Come si inginocchiano le Sante d’avanti alle apparizioni e al piede avevo le scarpe bianche di Eleonora, che un giorno ha smesso di inginocchiarsi.

Senza pregiudizi, Senza commentare, senza interrompermi, senza far finta di ascoltare e nel frattempo cercare i motivi per contraddirmi.

Ci piace piacere.
“maledetto amore di ferri e movimenti che parlano”