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Abbattere (terza tappa)

Dove cosa come e quando cade se abbatto colpisco e non rianimo

disporre l’operazione
poi sbattere
provocare odore di marmo

con martello
disperdere

[l’artista di professione
permane nel posto trasformato

puo’ essere un fatto
o una cosa rivoltante

artisti commissari presidenti
consiglieri d’amministrazione
ministri curatori
hannoo sempre il piacere d’invitarvi

fateci caso]

accomodatevi
non so se avete conti in sospeso

manovri
sviti
rovini
disfai

è cosi’

1/3/2013 SPAZIAMENTI

 

„ Cossi abbiamo risoluto ancora il sesto o argumento, il quale per contatto di mondi in punto, dimanda

che cosa ritrovarsi possa in que spacii triangulari,

che non sia di natura di cielo ne‘ di elementi.

Perche‘ noi abbiamo un cielo nel quale hanno gli lor spacii, regioni e distanze competenti gli mondi;

E CHE SI DIFFONDE PER TUTTO

PENETRA IL TUTTO

ET E‘CONTINENTE, continuo e contiguo al tutto, e che non si lascia vacuo alcuno: eccetto se quello medesimo, come in sito e luogo in cui tutto si muove e

SPACIO IN CUI TUTTO DISCORRE, ti piacesse chiamar vacuo come molti chiamorno;

o pur primo suggetto che s‘intenda in esso vacuo, per non gli far avere in parte alcuna loco,

se ti piacesse privativa e logicamente porlo come cosa DISTINTA PER RAGIONE E NON PER NATURA E SUSISTENZA, da lo ente e corpo.

Di sorte che niente se intende essere che non sia in loco o finito o infinito, o corporea o incorporeamente, o secondo tutto o secondo le parti: il qual loco infine non sia altro che spacio, il qual spacio non sia altro che vacuo, il quale se vogliamo intendere come cosa persistente, diciamo essere l‘etereo campo che contiene gli mondi; se vogliamo concipere come cosa consistente, diciamo essere spacio in cui e‘ l‘etereo campo e mondi e che non si puo‘ intendere essere in altro. Ecco come non abbiamo necessita‘ di fengere nuovi elementi e mondi, al contrario di coloro che per levissima occasione cominciorno a nominare orbi deferenti, materie divine, parti piu rare e dense di natura celeste, quinte essenze et altre fantasie e nomi privi d‘ogne suggetto e veritade. „

                  1. Bruno, De infinito universo e mondi

a proposito:

 

Lo spazio non e‘ un vuoto con delle leggi proprie,

cavi volumi euclidei, dalle forme antesignate

rettilinee ante l‘arrivo dei corpi

 

Esso e‘ disequilibrio reciproco di forze in tensione,

che si traccia in linee tra corpi in reazione

Esso e‘ mezzo che si incurva, incurvatura, incalcatura, deposito di vuoto

che si disegna fra i passaggi

che un respiro già solleva

a mettersi nella tensione di altri corpi

 

lo stare nel„mezzo“

lo stare „fra“ corpi

che si apre

e si chiude

e li divarica e li congiunge

 

lo stare „fra“ i corpi come loro risultante e campo del loro incontro

III/IX

Oggi mi è piaciuto disporre oggetti metterli a disposizione lasciarli all’uso

strumenti di iscrizione
alcuni appuntiti altri taglienti altri no

possono servire a modificare, rovinare, ricoprire marcare, macchiare, narrare, definire, taggare, lasciare traccia e in definitiva rompere linearità o altre disposizioni già prese.

III/I

ALTO FRAGILE 2013 III tappa

Rivoltante è la natura dell’uomo. Cio’ comporta l’indeterminazione reciproca di natura e cultura; biologia e politica. La rivolta cattura la statura ineffabile dell’umano: una movenza trascendente nell’immanenza vivida che noi stessi siamo.

Pier Andrea Amato, La Rivolta, Cronopio, Napoli 2010

27/02/2013 – COMPITO SULLA VISIONE

La visione arriva da lontano, quando meno telo aspetti.
Essa sposta il fuoco, cambia lo spazio, deforma i colori

 

26022013006

dove prima era l’aria ora c’è l’acqua
dove l’acqua ora c’è l’aria

La visione ti sceglie come fuga prospettica
ti segue come il riflesso sul mare

tuo malgrado

Basta sporgersi, porgersi in offerta fedele

la deformazione è un luogo della vista
un confine tra i fluidi
se la tocchi sei già dentro

12/2/2013 – MIO TEMPO


Il tempo è finito, avevamo tempo, ne avevamo corpo.
Avevamo in mano la potenza, la forza, acceleratrice costante per spingere verso il futuro, noi scriventi.
Avevo altri copri, a centinaia in uno
Avevo la gloria dell’urlo nel sangue
Agli occhi.
C’è un tempo per noi scandito dai nostri corpi e c’è un tempo per la mente.
Ho riposto la mia massa inerte al tempo
nelle deformita della mia superficie.
Ho avuto fede,
ho atteso
ho atteso un prosecutore.

 

Trovato,
passato.

 

Non cedo, non abdico
non passo, ginocchio atterrato,
respingo il tempo lento verso il gamma,
devo oltre il visibile,
devo oltre il pre-vedibile.

08/02/2013 La Noia dell’Assoluto

La Narrazione è esplosa.

Lascia dietro di sé brandelli di forma in cui precipita tutta la materia, verso un impasto primordiale in cui l’occhio d’uomo è incastonato nel pelodell’orso. La bocca della fiera si spalanca nella roccia. Le unghie si riempiono di terreno e la bestia avanza, arranca, ci parla di noi. Individua il punto esatto in cui ci troviamo circondati da saette di luci al neon, suono elettronici che dialogano e mirano dritto al baricentro dell’essere che retrocede dalla sua faticata altezza e torna a guardare la strada e l’orizzonte senza poter alzare lo sguardo verso l’universo che inesorabilmente si restringe. A ogni tramonto di luna. A ogni schiudersi di fiore. A ogni goccia che cade e si spande.

L’essere è piegato inchinato soffermato, stato. Cerca l’aggancio per trovare l’ingresso nel vortice che da corpuscoli lo ha generato.

Cadono i piani, le x e le y si rompono. Si scassano le righe, scolorano i pigmenti. Si squagliano le regole. C’è silenzio. Tace il mondo di adesso sopra tutti i suoni che ha lanciato e espettorato. Prepariamoci al gran finale!

Cavalcami ho una sella dura di storia. Sono staffa che sostiene ideali, sono briglia di coscienza ed ho visto la strada, riconosco le mura, so saltare gli ostacoli, so incastrare gli spazi, pulire le ferite, rimarginare gli orli.

Sono il ricordo di un uomo. Sono un io di umanità che avanza, che schianta.

10/2/2013 – APAX

Nella seconda tappa le parole che scrivo durante la creazione sono incorniciate da una strana, piccola lapide di legno laccato bianco, sulla quale un paio di scarpe nere alte, come inchiodate, per far sollevare gli attori. 

 Iscritte su quel supporto alle parole si richiede una temporalità altra, definitiva, capace di proiettare ogni azione ed ogni immagine sullo sfondo di una permanenza.

 Questo e’ quello che ho scritto.

10/02/2013 – TRASFORMAZIONI

(Diario scritto in seguito al lavoro svolto al PAN)

Crollare decomporsi liquefarsi disfarsi della materia
Passaggio da una materia all’altra, o meglio, da una forma all’altra
Un creare e distruggere senza sosta

Da De la causa, principio e uno: ‘Non vedete voi che quello che era seme si fa erba, e da quello che
era erba si fa spica, da che era spica si fa pane, da pane chilo, da chilo sangue, da questo seme, da
questo embrione, da questo uomo, da questo cadavero, da questo terra, da questa pietra o altra
cosa, e cossi’ oltre, per venire a tutte forma naturali?
Bisogna dunque che sia medesma cosa che da sé non è pietra, non terra, non cadavero, non uomo,
non embrione, non sangue o altro; ma che, dopo che era sangue, si fa embrione, ricevendo l’essere
embrione; dopo che era embrione, riceva l’essere uomo, facendosi omo: come quella formata dalla
natura, che è soggetto de la arte, da quel che era arbore, è tavola e riceve l’esser tavola; da quel che
era tavola,riceve l’esser porta ed è porta.
E cossi’ non è cosa di cui si può dir l’essere, della quale non si dica il posser essere’

…Come è possibile che pur essendo fatti della stessa materia, siamo tutti cosi’ diversi?

10/2/2013 ORA PRO NOBIS

essendo domenica non è tempo più di pensare alla creazione
anzi
per questo rendo grazia ai signori
con una preghiera nella cappella del capitalismo di José María Cano
prendo il santino che ho sempre nel portafoglio
bacio bacio bacio
sempre siano lodati

preghiera

9/02/2013 – TRACCIA

(Diario scritto in seguito al lavoro svolto al PAN)

NON C’ERO                                NON CI SARO’

Qual è il senso del corpo finito/materia nell’infinità dell’universo?

Lasciare una traccia…

I visionari sono riusciti a dare un valore alla loro finitudine, lasciando una traccia che non è
passata con la loro morte fisica: ci sono sempre, vivono in eterno, sono infiniti!

 

…noi cosa possiamo fare?!?

6-7/2/2013 ACCORPAMENTI, RISOLUZIONI, TENTATIVI #1

(in base a quanto detto: le domande, le eco e le suggestioni, le erranze e le pulsioni)

noto che mi serve una prima cosa
perimetrare tracciare una linea o stabilire un confine
non lo faccio il gioco di parole con parametrare perché lo so che è semplice

l’idea del perimetro mi piace perché ha la forza scarna dell’acciaio

di largo sono 3,50 metri di lungo sono di più perché 23 diviso 3 e mezzo fa 6,5 metri ma forse sono di più

non è da sottovalutare lo strumento di misura è approssimativo ma è materia

faccio avanti e indietro di fianco o di lato o di sbieco
incroci e deviazioni anche pause se necessario

contro qualcosa sbatto per forza è cosi’
non c’è scelta
anzi

se mi ferisco segno con una macchia di caffè butta per terra
il caffè è più liquido del gesso
lascia più tracce
riattiva la circolazione

tu queste tracce le vedi o posso fare altro?

5/2/2013 INTERFERENZE #2

(dedicandomi a concentrarmi su strategie di fondazione l’interferenza porta deriva)

guanti

ma io drasticamente questa pagina di diario la scrivo con i guanti, uno si e uno no, non per indecisione contrasto o sperimentazione, ma per tentativo estremo di estinguere l’interferenza
la poesie gli errori e le difficoltà sono tanti

full time positions applications
extended line up
requisiti minimi di sistema

tirare per i capelli
si sfilaccia
cede

reazioni sfavorevoli

interferenza 2

mi riviene in mente questo hangar o posto abbandonato qualunque pieno di istallazioni
anni fa quando ancora a queste cose mi interessavo senza efficacia (prima di inventarmi un corpo per queste cose)
stesi per terra ci sono gli abiti di una persona disposti in posizione allungata sospesi
il corpo di dentro si è svaporato svanito o addormentato altrove
da una radiolina di fianco partono i rumori di sottofondo di gente che parla dice cose non ci fa caso vive si esprime sposta cose
dura parecchio l’emissione sonora

esserci non esserci

qualcosa dobbiamo provvedere
(si vede domani)

2/2/2013 STRATEGIE #2

(preparo strategie 2)

(come corpo esposto all’opera una strategia ci vuole non fosse altro che per fare che la poesia riesca ben fatta e per dire di quante e quali parti consista, ci vuole per dire ecco dov’ero prima nascere, ci vuole perché senza strategia sei esposto ma come il corpo esposto all’inverno rigido, ci vuole per ripararsi, altrimenti la gente ti prende per uno sbandato)

Guanti

una paio di guanti bianchi raffinati di cotone io li ho sempre desiderati perché con i guanti bianchi alla materia ci imprimi una pressione giusta esatta e consapevole della sua fragilità
un atelier senza guanti bianchi non si è mai visto
senza guanti bianchi vuol dire che devi toccare roba da senza niente che se cade per terra si scassa ma non fa niente, per quello che era, senza i guanti bianchi sei amatoriale, le cose le ami non hai la distanza professionale giusta, c’hai l’hobby, lo fai a tempo perso, tu questo tempo lo perdi e non lo metti in nessun processo

meglio ancora se il guanto è uno solo con l’altra mano libera senti la pesantezza scorbutica di quello che è ancora grezzo e modificabile allora tu il tatto del guanto bianco lo paragoni e lo apprezzi in profondità

io questi guanti che non avevo li ho sottratti stamattina ad una istituzione museale
ho pagato pure il biglietto
non c’è problema

(io nelle istituzioni museali ci vado sempre volentieri perché è un posto in cui vedi bene come le ideologie istituzionali e le norme culturali, le macrostrutture, si sposano bene con le microstrutture, esperienze soggettive e strategie individuali, vedi come ognuno fa la sua parte, spesso sembra di stare in una agenzia tecnocasa, pero’ io la passione per quelli che entrano e cercano di scompaginare l’asset dell’opera d’arte ce l’ho, fateci caso che a questi poi li fanno sparire non se ne sa più niente, vedi che fine ha fatto Laszlo Toth, o Jacques Pinoncelli ( e comunque se tu ci vai consapevole in una istituzione museale, stai sciolto, sai che tutto è disposto già con ordine da professionisti del settore, tu non devi toccare più niente, un po’ ci stai bene comunque, certe volte ti siedi le sedie sono design, contempli, ti senti a posto, un po’ come quando entri in chiesa ma non credi, pero’ ci stai attento comunque ma questa è una digressione)

comunque questi guanti erano a disposizione del pubblico li potevi indosssare e ti facevano toccare certe pubblicazioni d’artista originali disposte su certi scaffali aperti, non ti davano più la distanza di sicurezza e quindi tu li potevi disporre, aprire, spostare, mettere uno sull’altro, magari pure una pagina potevi strappare, tu le mani le potevi mettere come volevi (e c’era pure una pubblicazione in tiratura limitata di wim delvoye, quello di cloaca, per dire) non c’era più niente di deviante o intollerabile nel tuo agire
di sicuro qualcuno ti sorvegliava ma a punire non ti punivano

io pero’ questi guanti me li sono intascati
adesso stanno qua stanno nel mio atelier, uno l’ho steso con questa luce che ci arriva sopra, da qui non lo muovo
adesso nell’istituzione museale i guanti non ci sono più chi viene dopo di me tocca a mani nude io non ci posso fare niente se la sono cercata adesso se la vedono loro

io pero’ adeso a dire il vero non lo so chi se li deve mettere questi guanti che adesso mi appartengono senza dubbio, me li metto io? Li faccio mettere a chi viene a vedere quello che faccio? Me lo domando.

A me le cose che si possono toccare a dire il vero piacciono non poco, cose disponibili, le puoi girare, più adatte ai sovvertimenti appunto, senza questa ossessione della qualità. Mi ha detto Philip al telefono l’altro giorno diffido di quelli che si dicono autori, noi siamo solo servitori, al servizio. Lo devo tenere a mente, se è vero, i guanti bianchi, per servire ad alto livello, ci vogliono.

1/2/2013 – INTERFERENZE #1

(dedicandomi a concentrarmi sulle strategie finisco inevitabilmente per essere intercettato da interferenze, l’interferenza è a prima vista una cosa negativa perché interrompe la continuità, pero’ poi prendi un percorso laterale, non è male trasgredire la fissità lineare di qualcosa, poi, non vorrei ripetermi, ma i fattori alii deviano sempre le traiettorie personali, che questa cosa ci piaccia o meno, quindi è cosi’, non c’è molta scelta)

 

 

interferenza 1

 

ma tu la deframmentazione quante volte a settimana la fai ? Una o due ?

Veramente non so, non sono sicuro che sia importante riprendere il pezzi perduti, ricomporli

si come, è importante, altrimenti la memoria non gira bene, la macchina si rallenta

deframmento ma alla fine che faccio metto insieme i pezzi, mi ritrovo con un un solo grosso frammento, mi serve ?

no ma poi non è un frammento ricomponi il nucleo e quello funziona bene liscio non ti dà problemi

si ma i frammenti se ne possno andare in direzioni che vogliono non è detto che un insieme deve funzionare i pezzi si possono sparpagliare poi si diradano stanno buttati da più parti più lontano

forse è meglio

31/1/2013 – STRATEGIE #1

(preparo strategie)

 

BSG-strategiestamattina ho messo la benzina nella macchina

ho cercato e se avessi trovato del legname lo avrei spaccato poi arso
con le ceneri qualcosa avrei fatto (le ceneri rimangono per ricordare la combustione)

futurism vs. passeism

a casa mi sono alimentato, ho mangiato, ho masticato

poi ho preso tutti questi libri che mi servono a spiare quelli che hanno già fatto e quelli che ne pensano su quelli che hanno già fatto

li ho radunati, li ho accatastati e disposti come una materia

sopra a un tavolo con quattro gambe, pesante

ho pensato lo butto per le scale chi si è visto si è visto
come va va

poi lo trascino per la strada ma le gambe devono lacerare l’asfalto lasciare la scia

fin dove arrivo lo lascio ma a qualcuno devo intralciare

mi ci addormento sopra aspetto che qualcuno mi sveglia perché dice che non puo’ passare che mi devo togliere

se mi sveglio gli dico oh ha detto gillo dorfles che li martoriate a fare sti corpi
lo sappiamo già

 

vedo che mi risponde se mi risponde

31/1/2013 -TEMPOFINITO

Alessia è in questo luogo perchè la sua mano è nel suo braccio, l’occhio nel suo volto, il piè nella
gamba, il capo nel suo busto. Alessia occupa un determinato spazio in un determinato tempo.
Non starà qui per molto. Tempo finito in un universo infinito.

Un secondo dalla mia morte
un minuto dalla mia morte
un’ora dalla mia morte
un giorno dalla mia mort
una settimana dalla mia mor
un mese dalla mia m
un anno dalla mi
un lustro dalla
un decennio da
un secolo d
un millennio …

Allora qual è il senso di tutto? … TROVALO!

Coloro che fondano, i visionari, sfuggono a questo processo…il tempo che passa non li cancella.

Il tempo che ognuno di noi ha è nulla? Come renderlo necessario?

28/1/2013 – THINKING ABOUT AF13

Date: January 28, 2012
Place: Sofia, Bulgaria
Occasion: Thinking about Alto Fragile

 

Thinking…about soon jumping into all that is Alto Fragile, all that is Naples, all that is a new style – made of fragility – of seeing performance.

i CORPI IN STATO DI CREAZIONE

Tensione che si crea fra altezza e fragilità

What is this height?
When are live bodies in a state of creation and when are they not?

La fragilità è Punto di congiunzione tra artista e pubblico.

La fragilità in cui si pone con coraggio l’artista bilancia l‘assenza di conoscenza del pubblico.

How to touch on the barrier, when and if there is one, between the artist and the public without imposing? Without force?
How to allow the members of the public to remain free, independent beings?
How to touch them without knowing them?

(Who are they?
What do they need? What are their limits? What do they offer?)
How to invite?

This encounter is indeed very fragile. I am not sure if the artist has more knowledge. Maybe some do. I do not have more knowledge than the audience!

Copernicus, Einstein, Giordano Bruno, John’s Apocalypse
These are messengers of risky truths.
How to translate their risks and their truths into theater?

 

 

28/1/2013 – L’INGRESSO E L’USCITA

It is possible that to seem – it is to be
As the sun is something seeming and it is.
The sun is an example. What it seems
it is and in such seeming all things are.
Wallace Stevens

credevo di aver capito tutto e poi un ragazzo mi ha fatto questo (il gesto della V) –
non esistono reali problemi filosofici
da Wittgenstein , Derek Jarman

p.s non credo che esista pseudo poesia. Non credo nella parola ultimo e non credo nella parola primo, neanche se si tratta di Rimbaud. POIESIS produzione, POIEIN fare, creare.

 

la presenza è nell’ esperienza Ponty
essere presente al quadro che si sta creando, facendo l’esperienza del tempo e dello spazio dell’immagine.

Albert, Giordano, Giorgio, Giovanni, Josè, Arthur a volte mi sembra che con codici diversi dicano tutti la stessa cosa. Una ricerca incessante di paradigmi per esprimere/giustificare/teorizzare l’uguaglianza tra gli uomini e di essi con la natura che li circonda.

egli non sa di essere un piccolo mondo e non conosce la stella che è in lui, poiché tutto il firmamento è dentro di lui con tutte le sue forze. Agamben

Come si manifesta nel visibile?

27/1/2013 – MUTAMENTO INCESSANTE

(Diario scritto in seguito al ascolto di due file audio registrati in sala)
Cambio del tempo
mutamento perenne
Lo spazio differente in ogni momento
La materia si trasforma costantemente
E allora le cose ci sono e
subito non ci sono più,
diventate altro
Siamo un puntino in mezzo all’enormità dell’universo
Ora ci siamo
tra un istante non ci saremo più…
nessuno e niente se ne accorgerà?

25/1/2013 – DIETRO L’IMMAGINE

Rifletto sull’immagine, sulla sua forma formale, sul suo manifestarsi quando liberata da relazioni e ancoraggi. Oltre un determinato tempo, oltre un determinato spazio.

Credo in una forma liberata da un oggettività che si perpetui nel primo sguardo che l’ha realizzata. Un’immagine viva, che muti nel tempo. Che accolga lo sguardo e poi lo porti altrove senza preventivamente dare direzioni e parametri.

Lo sguardo dello spettatore due passi indietro all’immagine, nel mezzo il performer che continuamente raggiunge e perde l’immagine.

Muoversi lungo una tensione, non verso un punto di arrivo, che se visibile, renderebbe vano il percorso. Il sole che vedeva Empedocle è lo stesso che vediamo noi, ma abbiamo fatto un viaggio.

Trovare una risposta, esaurire quindi le mancanze? Forse il mancato ci abbandona solo nel nostro corpo morto.

L’oggetto è me e quindi mi è anche soggetto, a cui non posso negarmi e a cui non devo negarmi, per onestà nei confronti dello spettatore, che riconosce tratti nel corpo di un corpo suo fratello. Il mio corpo però è in tensione. Solo essendo a me posso far uscire una forma da me. Altrimenti si proietterebbe un oggetto generico, colloquiale appunto nel suo appartenere ad una stereotipia di essere semplicemente sociale.

 

Le mancanze come matrici di immagine.

Ovvero una mancanza percepita in che modo può uscire fuori e divenire segno e quindi ponte tra il vuoto che la delinea e l’immagine piena che esprime.

La creazione di un non c’è. Ed il riempimento di tale non c’è con il percorso (verso la visione) che questa mancanza genera. Il mancato muove quindi.

Considerare l’immagine della proiezione di tale mancanza.

 

Come si trasforma il vuoto in pieno?

22/1/2013 – INTENSA PROSSIMITA’

(raccolgo in giro indizi per capire verso dove mi muovo se mi muovo)

Corpo e figura umana

 

primo obbiettivo fare atti di presenza/copresenza

ciao io sono
dove sei e cosa fai

fuori dal suo ambito

una intensa prossimità

senza contorni perfettamente delineati

l’indeterminazione

 

le sentiment des choses
une relation subjective et fragmentaire de l’oeuvre

 

come e perché ci si espone ? Perché si richiede di aderire ?

20/1/2013 – MIRAR VER PERCIBIR

Comincio la stesura di questo diario oggi, dopo aver letto i documenti prodotti per Alto Fragile 2013, aver scorso i diari degli altri, guardato le foto, letto i twitter, inseguito le tracce di AF13 su FB, cercato di percepire quanto fatto durante la prima settimana di lavoro al Pan.

 

Penso subito a Antoni Muntadas con il suo striscione con scritto attenzione la percezione richiede impegno.

 

Ho ripreso in mano un saggio di Joseph Margolis, Ma allora cos’è un’opera d’arte?

20/1/2013 – VEDERE PER CREDERE

Riconoscersi.

Spaziarsi.

Rincorrersi.

Sostarsi.

Impugnarsi.

Specchiarsi.

Inseguirsi.

Rivoltarsi.

E poi fermare il tempo e lasciare che lo spazio decanti dei sapori che ha accumulato.

Cercare una nuova vista. Un nuovo tatto. Un nuovo orecchio. Ricordare la lingua. E provare ad avvicinare l’olfatto. Comporre un uomo, insomma, che sia elastico, arcaico e cibernetico. Lasciarlo andare, con lo sguardo nel mondo. Sintetizzare.

Continuo e discreto. Dunque inscindibile da dove provengo, dalla mano che mi ha accolto. Dal passato. Che è … da ora!

Dove muovo da qui?

Quali parole?

Quali tratti salienti?

Quale visione permane?

19/1/2013 – COORDINATE

(Diario scritto in seguito al lavoro svolto al PAN)

Un corpo, in un determinato tempo in un determinato spazio, esiste! Si muove secondo delle
coordinate precise, in un tempo stabilito che sa contare che sa vedere.
Per questo corpo tutto ciò è reale, ma se tempo e spazio sono parametri inventati dagli uomini,
quello che il corpo considera reale, è reale? Se tempo e spazio non ci fossero, cosa sarebbe questo corpo?

Passa il tempo…ha senso quest’espressione? Significa realmente qualcosa?

La misurazione del tempo è un’invenzione dell’uomo, ma il tempo, il suo scorrere, c’è?

19/1/2013 – INTERSTIZI DI INESISTENZA

Vivo in quella solitudine che è dolorosa in gioventù, ma deliziosa negli anni della maturità.

La vecchiaia forse è nell’aver appreso.

Il tempo sacro dell’apprendimento

Lo spazio in cui si è certi di esistere,in cui si può guardare indietro e allo stesso tempo constatarsi nel presente.

L’arte non può chiedere di essere vista.

Oggi per me deve esistere come il fossile. Non può essere soggetta al soggetto.

La dura lotta tra il piede, la schiena, la testa e quell’io che divampa, e quel tu che incendiandoti guardi e formuli pensiero.

Una vista piana, che ogni tanto si dimentica della circonferenza della terra, perché almeno una volta vorrebbe tentare il brivido di cadere dai confini di una terra piatta.

La voce percorre chilometri al secondo che fiancheggiano la luce che sbatte sull’occhio e si abbatte sull’orecchio. Il tuo suono. Il mio suono. Il suono del suono.

In alcuni momenti chiedo che l’epica resti appannaggio degli Dei che fomentano la rovina degli uomini perché questi possano essere cantati.  Il rombo del tuono. La ferocia di Zeus. Lo sguardo sospetto di Giunone. Una ninfa che corre.

Domandarsi e cercare di non rispondersi. Cambiare solo domanda.

Qual è la mia domanda ora?

L’ancoraggio?

L’invischio?

19/1/2013 – (foto)sintesi spazioAtemporale

# 000

non so come accade di sapere, di vedere
d’un tratto è chiaro
che bisogna stare, guardare, lasciarsi apparire

domani è solo una parola, una convenzione
non è questione di fede, ma di visione

è d’un tratto

# 00

qualcUNO che ha imparato a vedere, da lontano
mi ha scritto queste parole:

Memoria di un corpo

Sia che tocchi altezze poetiche incommensurabili sia profondità viscerali,così interiori da diventare incomprensibili, quello che resta impresso nella memoria di un corpo è la percezione/consapevolezza della sua presenza nello spazio; una presenza che inevitabilmente comprende altri corpi in movimento e modella la propria forma insieme a quella dello spazio totale circostante.

Cosa può rendere più o meno libero un osservatore esterno di entrare a far parte del processo creativo? Probabilmente è il processo stesso a doverlo attrarre. Può un corpo umano riuscire a compiere un’azione così potente da far vibrare da dentro un altro corpo che quindi non potrà fare a meno di seguirlo? Per quanto tempo un corpo può essere in grado di sopportare tale forza? L’esperienza di un istante può cambiare la nostra visione?

 

I. M.

non sarà il tempo a risponderle

# 0

IN – FIN IT 0000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000000

18/1/2013 – CorpomortoCORPOIMMORTALE

Qualcuno in scena pronuncia l‘espressione „corpo morto“. Sul tappeto davanti a me si lavora sulle diverse declinazioni della parola corpo e l‘immagine, monito comune al nostro destino remoto, del corpo morto, traghetta il lavoro verso un ampio paesaggio di memorie e pensieri. Sotto gli occhi ho il testo in greco dell‘Apocalisse. Corpo morto del testo? Mi chiedo. E intanto il mio corpo e‘ abitato dal sapore di quei suoni remoti nella storia delle civiltà come nella mia propria storia intellettuale, a cui tuttavia il desiderio non cessa di ricondurmi. Nel senso del desiderio che ci conduce continuamente a ripercorrerlo, questo corpo del testo, incarnato in questa lingua detta „morta“ e‘ tutt‘altro che passato, tutt‘altro che morto.

Questo sguardo gettato sul corpo immortale del testo mi riempie d‘emozione, che continua ad abitare le mie riflessioni mentre guardo il seguito del lavoro.

Le parole che hanno dialogato con i corpi in creazione

18/1/2013 – INAPPARENZA ESSENZIALE

Tra i vasi comunicanti, qualcuno si è rotto.

La voce è esplosa dal corpo che si è reso oggetto nell’agire.

L’occhio della voce ha ripercorso il tragitto a ritroso di uomo che muove in una direzione. Il quotidiano e la poesia si incontrano nel punto più alto dell’inesistenza dell’Io. Sono storia ed epica, quando cancellano l’uomo che le canta. Le parole come pietra che edificano uno spazio, che lo mutano, che lo permeano e lo lasciano vuoto ad altri.

Non credo nella finitezza del tempo e dello spazio. Riconosco le regole ma credo nella loro assoluta contingenza. Non hanno anima propria ma portano il nome di chi le formula. Teorema di…Regola di… Diagramma di… corrispondono alla visione.

Il mio passo può coprire metri e kilometri restando fermo, la mia presenza può svanire nella concretezza della carne che la costringe ad essere oggetto. Ho percorso tutta la mia vita sul tappeto, ho cercato di far precipitare in un passo, in una punta di piedi, tutto quello che era, che è e che sarà.

Esistono spazi non visibili, non si possono mai chiudere gli occhiali dell’altro. In bilico tra le immagini proprie e quelle degli altri. Nessuna può avere la meglio. Il soggetto cesso quando comincia l’oggetto.

Si danno nomi alle cose per poterle dire. Si tacciono le spinte che potrebbero collidere. Ognuno è nella misura in cui agisce e fallisce. Non muovendo non è. Restando salvo non è. In silenzio non è.

A volte basta guardare. A volte bisogna sentirsi liberi di guardare. Guardare per dire in un tempo che non deve essere necessariamente questo.

Conosciamo le cose solo precipitandoci sopra o qualcosa del genere, senza lo spazio della caduta allora è silenzio e nulla.

Non posso credere alla parola fine. Alla parola inizio. Alla parola ultimo, infinito, primo.

Nascerò a Maggio.

Sono morta un giorno.

Scrivi ciò che hai visto, le cose che sono e le cose che accadranno.

Puoi vedere il freddo?

Sentire il grigio?

Ascoltare la tessitura del mio sguardo?

Esistono uomini privi degli occhi della mente?

Chi li ha evirati, dunque?

17/1/2013 – ANCORAGGI

Le parole che hanno dialogato con i corpi in scena

 

Considerazioni di poetica della visione

Porto con me l‘ossessione di DIVENTARE UN essere PANSTOMADERMICO un essere la cui superficie e‘ disseminata di luoghi di passaggio. Ogni punto della pelle, ricettore e trasmettitore da cui non cessa di sgorgare parola pensante e poetica in viaggio verso una nuova lingua.

DIVENTARE UN ESSERE PANSTOMADERMICO, che conduca la lingua oltre i suoi confini, sul luogo in cui dentro e fuori, interiore ed esteriore, remoto e a venire entrano in contatto e trapassano l‘uno nell‘altro

A questa ossessione decido di rimanere ancorata.

Questo percorso spero mi insegnerà, se questa ossessione abbia la dignità di una visione.

 

Llasciar delirare/deragliare il senso dai suoi contorni, in modo che il contenitore sonoro della parola vibri, entri in risonanza con altri universi con altre visioni, con altre persone, con altre lingue e con altri linguaggi

e sconfini in un territorio poetico ove i sensi fluiscono per non risolidificarsi in alcun significato, ma permanere fluire e attraversamento poetico.

 

Traghettare le parole oltre il confine del significato „attribuito“ in quella terra di confine dove si può riscrivere, sovrascrivere la storia dei suoi sensi possibili, lasciarla risuonare fra le lingue, fra i sensi, oltre le lingue, oltre i suoi sensi.

Lingua rinnovata, comune solo perche agita sul territorio comune della disposizione all‘ ascolto,

Lingua nuova fatta di parole che a loro volta si mettono in viaggio

CHE OGNI PAROLA SIA resa visionaria, TRAGHETTATA sull‘orlo del suo futuro, sull‘orlo del suo dire più di quello che sa dire.

 

Quest‘altra ossessione mi porto con me nel lavoro.

 

Cosa sarà questa  lingua, come riuscirà a far dialogare chi ora si ignora e si tace? Quale sarà il suo alfabeto?

Sarà parola, scritta parlata, o semplicemente pensata ed agita con un gesto? Con un passo di danza?

 

Con me porto la dismisura di questa ambizione.

 

E spero che i maestri della visione con cui in questo percorso entreremo in dialogo, Einstein, Giovanni,  Giordano Bruno, possano insegnarmi qualcosa, su come accollarsi questa dismisura senza cedere all‘arenarsi sgomento del passo.

 

„Il mondo segue un ritmo di visione, secondo la scansione di diastole e sistole del sensibile“

 

La visione come portatrice di improvvise accelerazioni e di insperate spirali, che riescono a rendere presenti nel qui e ora di un vissuto personale e collettivo un altrove assoluto. Discontinuità irreversibile. Ribaltamento copernicano

La plastica relazione fra tempo e spazio, che converge verso quei momenti di sovversione e capovolgimento.

Indagare la dinamica che lega questi parametri nella visione.

Quali leggi seguono spazio e tempo nell‘universo abitato dal visionario?

Come spazio e tempo si ridisegnano nella visione?

Come la visione apre lo spazio, apre il tempo, disloca la mia posizione, mi rende al contempo qui e altrove, mi rende  al contempo ora e in un altro tempo lontano da questo?

 

 

17/1/2013 – SISTEMADIRIFERIMENTO

Esistono visioni verso l’alto

Visioni che vanno dritte e non si accorgono

Visioni che non nascono

Visioni autoriflesse

Visioni inafferrate

Visioni perse

Visioni confuse

Visioni cancellate

Visioni guardate e attese

Visioni monolitiche

Visioni stitiche

Visioni arrabbiate

Visioni sature

Visioni senza ancora

Visioni ostinate

Visioni già viste

Visioni fugaci

Visioni permeate

Visioni cambiate

Visioni accidentali

Visioni quotidiane

Visioni azzardate

Visioni in caduta libera

Visioni sull’orlo

Visioni in volo

Visioni dall’alto e

dal basso guardate

Visioni cattive

Visioni giudicate

Visioni ferme

Visioni arretrate

Visioni opposte

Visioni aperte

Visioni taciute

Visioni di visioni

Visioni umane

e uomini e donne a cui piovono visioni che non sanno cogliere.

Venite qua su!

 

Guardare – rivolgere lo sguardo per vedere

esaminare osservare attentamente

custodire, difendere

fare la guardia

badare fare attenzione

procurare, fare in modo di

riferito a luoghi, edifici, stanze, finestre e simili, essere rivolto verso una data direzione

Guardarsi – osservare il proprio corpo

 

Traiettoria – linea continua descritta nello spazio da un corpo in moto

Direzione – senso in cui persone e cose si muovono, punto verso il quale si dirigono

– carattere comune d’un insieme di rette parallele.

 

Qual è la direzione della mia voce?

Quante direzioni ha?

Posso affidarmi alla sua direzione?

 

il tempo avviene quando lo si nomina.

vincolati dalla nostra stessa parola

tra me e te che ci guardiamo però scorre un tempo

non possiamo eluderlo

il mio battito ha un ritmo

e anche il tuo

l’unico nostro tempo?

Hic et nunc

ma dove e quando?

Esistono visioni verso l’alto

Visioni che vanno dritte e non si accorgono

Visioni che non nascono

Visioni autoriflesse

Visioni inafferrate

Visioni perse

Visioni confuse

Visioni cancellate

Visioni guardate e attese

Visioni monolitiche

Visioni stitiche

Visioni arrabbiate

Visioni sature

Visioni senza ancora

Visioni ostinate

Visioni già viste

Visioni fugaci

Visioni permeate

Visioni cambiate

Visioni accidentali

Visioni quotidiane

Visioni azzardate

Visioni in caduta libera

Visioni sull’orlo

Visioni in volo

Visioni dall’alto e

dal basso guardate

Visioni cattive

Visioni giudicate

Visioni ferme

Visioni arretrate

Visioni opposte

Visioni aperte

Visioni taciute

Visioni di visioni

Visioni umane

e uomini e donne a cui piovono visioni che non sanno cogliere.

Venite qua su!

Guardare – rivolgere lo sguardo per vedere

esaminare osservare attentamente

custodire, difendere

fare la guardia

badare fare attenzione

procurare, fare in modo di

riferito a luoghi, edifici, stanze, finestre e simili, essere rivolto verso una data direzione

Guardarsi – osservare il proprio corpo

Traiettoria – linea continua descritta nello spazio da un corpo in moto

Direzione – senso in cui persone e cose si muovono, punto verso il quale si dirigono

                – carattere comune d’un insieme di rette parallele.

Qual è la direzione della mia voce?

Quante direzioni ha?

Posso affidarmi alla sua direzione?

il tempo avviene quando lo si nomina.

vincolati dalla nostra stessa parola

tra me e te che ci guardiamo però scorre un tempo

non possiamo eluderlo

il mio battito ha un ritmo

e anche il tuo

l’unico nostro tempo?

Hic et nunc

ma dove e quando?

17/1/2013 – CORPI

(Diario scritto in seguito ai due compiti dati in sala. 1. Preparare una presentazione scenica definendo il mio punto di partenza, cosa c’è in mezzo e il mio punto di arrivo di oggi, che è la domanda che mi pongo. 2. Fare una lista con tutto ciò che il corpo può essere; scegliere all’interno della lista un corpo e costruirne la struttura da lasciare nello spazio; cercare un testo breve che descriva questo corpo)

 

corpo fisico     corpo celeste     corpo solido     corpo immateriale
corpo vuoto     corpo chiuso     corpo cavo     corpo sacro
corpo invisibile     corpo liquido      corpo gassoso     corpo indivisibile
corpo animato     corpo visibile     corpo spirituale     corpo umano
corpo animale     corpo vegetale     corpo sociale     corpo femminile
corpo maschile     corpo morto     corpo materiale      corpo interno
corpo indefinito     corpo divino     corpo militare     corpo infinito

Come abita il visibile?
Come si muove?
Come si espone alla visione?
Come si protende verso al visione?
Come la sua struttura condiziona e libera il suo movimento?

Corpo che cade e si rialza
Corpo che vede, che sceglie di non vedere, che decide di non farsi più vedere
Corpo che tocca, che  sceglie di non toccare, che decide di non farsi toccare più

Ciò che non si può toccare si conosce?

“E soggionse che gli dei avevano donato a l’uomo l’intelletto e le mani, e l’avevano fatto simile a loro donandogli facultà sopra gli altri animali; la qual consiste non solo in poter operare secondo la natura et ordinario, ma et oltre fuor le leggi di quella: acciò venesse ad serbarsi dio de la terra…cosi’ i cinghiali, le tigri, i lupi avessero mani e dita come noi sarebbero a loro volta padroni della terra come lo siamo noi e sarebbero loro a imporre il loro volere agli uomini…La mano, congiunta in cinque ramoscelli sottili, dà inizio a tutte le cose, le perfeziona tutte… [Bruno]

Principessa di tutti i mestieri

Regina delle arti

Ministra del pensiero

Senso del corpo intero…”

ma…

QUANDO LASCI ANDARE LA MIA MANO E’ COME SE FOSSIMO A MILLE MIGLIA DI DISTANZA!

Ciò che non si può vedere si conosce?

“Dici al ragazzo apri gli occhi,
quando li apri e vedi le luce
gli strappi un grido dicendo
luce sgorga
luce sorgi
luce ascendi

luce entra…[Blue, Jarman] E gli uomini, in universali, iudicano più agli occhi che alle mani; perchè tocca a vedere a ognuno, e sentire a pochi. Ognuno vede quello che tu pari, pochi sentono quello che tu sé… [Machiavelli]

Regina dei sensi
Somigliante al sole…”

ma…

QUANDO CHIUDO GLI OCCHI  E’ COME SE FOSSIMO A MILLE MIGLIA DI DISTANZA!

Ciò che vediamo e tocchiamo lo conosciamo veramente?

Nominiamo le cose e queste diventano corpo,
dunque nessun corpo è tale se non ha nome?
Ma i nomi li abbiamo stabiliti noi, quindi ciò che non nominiamo non esiste?

 

16/1/2013 – Throughthelookingglass

Il nutrimento dall’azione/presenza dei compagni.
In due si vola e si precipita. L’inizio è la fine. Siamo l’alfa e l’omega.
Squilibrio = vuoto che mi attraversa.
L’io non cambia con la forma.
L’io non è mai psicologico è la stanga e il punti della mia forma esplosa.

. / tutto qui?

alfa e omegaLa presenza non è in relazione all’espansione.
Sentivo che le mie ossa potevano sgretolarsi improvvisamente come una pietra di sabbia e allora avrei conosciuto il tempo. Da qui sarei arrivata all’atomo.
Volgendo la sguardo altrove, l’io non cambia, cambia solo il tu.
L’io è un punto. Perchè non precipita. Oppure precipita?
Lo spazio non si modifica al mio sguardo ma si trasforma nelle mie parole.
Di che materia è fatto lo spazio che non vedo ma a cui do un nome?
Quei cattivi ragazzi visionari.
Un uomo entra e dice FILOSOFIA PRATICA – echeggia di altri grandi pensieri. Il pensiero può avere forma dunque?

 

16/1/2013 – M’InVolo…

minvolo

(Diario scritto in seguito al lavoro svolto il primo giorno al PAN)

Strada da percorrere, dritta, e se ad un certo punto, andando, mi librassi in aria?!

Perchè quando si pensa all’infinito si pensa a qualcosa che sta in su?

Tocco la materia per percepirne le differenze, ogni sua forma ha delle caratteristiche proprie al cui contatto si sentono sensazioni diverse. Una di queste forme è il nostro corpo.

Diversi modi di guardare:
Continue Reading…

16/1/2013 – SUPERFICIE DI SCRITTURA

(Riflessioni sulla scrittura   in dialogo con i corpi in creazione durante la prima tappa di Alto Fragile)

Anche la scrittura si dispiega nello spazio.

Il modo in cui si dispone genera (o non genera) uno spazio di lettura.

La mia scrittura cerca il suo spazio. 

Nel suo espandersi e dispiegarsi in uno spazio ciò che la INforma e‘ un assioma, che ne definisce le coordinate cartesiane.

Non c‘e‘ scrittura possibile, senza rivolgersi nella direzione di un ascolto. Senza „adresse“ direbbero i francesi. Senza rivolgersi in una certa direzione come invito.

Le parole che hanno dialogato con i corpi in scena

 

In questi video scorre la scrittura in dialogo durante le giornate di lavoro in ESPOSIZIONE al PAN.

Scrittura in risonanza, nata dall‘ascolto,trascrizione poetica dell‘azione scenica, restituita in tempo reale, attraverso una proiezione della scrittura in continua composizione agli attori in creazione. Nel testo/tessuto così composto e invischiato nel dialogo collettivo fluisce anche una continua sovrascrizione di citazioni tratte dalle fonti, che mi sembrano echeggiare con quanto accade in me e in scena.

 

E se la mia parola rimanesse soltanto lettera?

E se il mio pensiero rimanesse pensiero?

E se al compimento di questo tempo nascesse un nuovo modo di ascoltare la parola „Corpo“? Di abitare la parola „tempo“? Di guardare la parola „vista“? Di stare sulla parola „spazio“?

 

Per essere all‘altezza del monito che ci ingiunge di traghettare la nostra pratica al di la‘ del perimetro dell‘arte, di proiettare il nostro fare FUORI, verso un altrove del TEMPO, bisogna prendere coscienza della propria posizione. Definirne le coordinate. Tracciare la mappa che ci situi nel tempo e nello spazio, per poi scagliarCI ALTROVE.

Abbracciare il corso degli eventi che definiscono la nostra posizione con un solo sguardo.

Ripercorrere i passi che mi hanno condotta QUI

Disegnare il TRACCIATO che congiunge il FUI al SARO‘

E poi scagliarci al di la‘ del qui, al di la‘ del fui e del saro‘, al di la‘ del tracciato.

 

 

16/1/2013 – PUNTI D’INIZIO. ZONE DI RISONANZA

(A posteriori cerco di  raccontare quel luogo d’incontro dove l’inizio sorge)

Talvolta l‘inizio va ricercato a ritroso.

L‘inizio non inizia. L‘inizio dimentica quanto lo precede. Dimentica l‘attesa per restituirci il sobbalzo della sorpresa, riconosce al buio. Devia con decisione il corso degli eventi, senza tuttavia riuscire a cancellarne il solco.

Partorisce simultaneamente nel remoto e nel futuro del tempo, convogliando ciò che lo ha preceduto verso la sua destinazione.

Così, a maggior ragione per noi artigiani d‘arte.

Talvolta ci sembra che l‘inizio consista nel porre nello spazio della nostra creazione un pluralità  di reagenti (testi poetici e filosofici, immagini, discorsi, sequenze cinematografiche, visioni artistiche altrui, teorie sociali, letture storiche e storiografiche…) con cui „entrare in reazione“.

La creazione inizia dove l‘incontro risveglia un prima risposta corporea.

E tuttavia c‘e‘ un prima.

Ci sono gli antecedenti, che si situano lungo il corso della propria storia, le risonanze che continuano ad abitarci l‘orecchio e ad influenzare ogni nuova eco che accogliamo, tutto ciò  che ci ha condotti fin qui, al punto di inizio, che in definitiva non e‘ mai un inizio.

In definitiva anche la nascita non e‘ che il proseguire di qualcuno in qualcun altro

così come il nostro iniziare, consiste nel situarci in un luogo d‘ascolto.

Mi chiedo se non e‘ sempre così, se non si tratta per iniziare che di mettersi in ascolto di forme nuove in grado di incunearsi fra le nostre ossessioni per rinnovarle e talvolta rovesciarle come un guanto?

Mi chiedo se non e‘ così per ogni identità, che si origina dalla relazione con ciò che le e estraneo.

Nel mio caso, comunque, per raccontare dove l‘urgenza di oggi, dove le circostanze di creazione attuale iniziano a destarsi,

per sporgersi verso una creazione nuova,

non si può‘ prescindere dal raccontare gli antecedenti, le ossessioni ricorrenti, le direzioni CARTESIANE, inoppugnabili e per questo da rimettere ogni giorno in discussione del mio ricercare, fra la pagina e la scena.

 

Guardare in questa direzione, voltarsi nuovamente indietro, mentre si cammina verso qualcosa di nuovo.

Per cercare di comprendere il VERSO di questo cammino.

Correre il rischio di cadere a fondo nelle profondità del passato, perdendo di vista l‘orizzonte che abbiamo davanti.

Con il comandamento di scrollarsi ad un certo punto ogni istante fino a quello attuale di dosso, per evitare che il ricordo ci faccia arenare.

Eppure talvolta solo nel ricordo si manifesta abbagliante la rivelazione del vissuto. Talvolta solo nel ripercorrendo la sequenza degli eventi diveniamo capaci di leggere la necessità della direzione.

 

„Ciò che ho dimenticato /scrive Ingeborg Bachmann/ come un bagliore mi ha toccato“

ALCUNI ANTECEDENTI 

Ciò che mi ha mosso verso il punto sul quale oggi inizio é

la ricerca di una parola scenica prima del teatro, per la ridefinizione di una necessità letteraria della parola

 

In questa ricerca mi stimola ancora oggi la domanda circa la relazione fra questa „scena“ di cui parlo e il „teatro“.

 

Anche perché con il passare degli anni, l‘accumularsi delle esperienze, mi sono resa conto che rimossa l‘intimità  privata della stanza, guadagnata la scena, diventava necessario ritrovare un‘altra forma di intimità, uscire dalla dimensione della „teatralità“ che obbliga il pubblico a subire l‘andamento, il ritmo, il tempo, la successione, preimpostate dagli artisti (in molti casi dal solo regista), per affacciarci su uno spazio di parola „condiviso“, ma in cui divenga possibile a ciascuno (artisti e pubblico) determinare il ritmo, il tempo, del proprio incontro intimo con l‘opera, del proprio percorso singolare al suo interno.

 

I punti cardinali della mia ricerca si sono andati formando, determinati dall‘intenzione di veder nascere questo luogo, condiviso eppure intimo, dove divenisse possibile fare con le parole qualcosa di nuovo. Di veramente nuovo? O di radicalmente antico, che restituisse alle sue origini il senso della parola „dialogo“?

Evidentemente, l‘uno e l‘altro.

 

 

14/1/2013 – TEST

(Diario scritto in seguito al lavoro svolto in sala. Il compito era scegliere lo strumento in cui ci sentiamo più carenti e immaginare un percorso per arrivare a quel punto)

ale-stretch

Da “De la causa, principio e uno” di Giordano Bruno:

“Che è quel che esiste? Quel medesimo che già fu. E che è quel che fu? Quel medesimo che ora esiste. Niente è nuovo sotto il sole”

“E’ in volontà della natura, che ordina l’universo, che tutte le forme cedano a tutte”

“Le anime non muoiono, ma abitano la dimora che le accoglie. Tutto si muta, niente perisce”

Essere qui, in questo momento: tutte le mie parti sono qui, tutti i miei sensi sono qui? …testiamoci:

corpo
voce
vista
udito
tatto…

Racconto lo spazio: io sono una parte di questo spazio, riempio con il mio corpo e la mia voce lo spazio, sono materia immersa in altra materia, corpo immerso nell’aria…

12/1/2013 – ALL’INFINITO

(Diario scritto in seguito al lavoro svolto in sala sul rispondere a dei cartelli posizionati nello spazio)
Ho bisogno di memoria
ho bisogno di tempo
ho bisogno di pace…

 

6. CORPI ESPOSTI ALL’OPERA:

Inizio Proemiale Epistola da “De l’infinito, universo e mondi”:

“Se io (o Illustrissimo Cavalliero) contrattasse l’aratro, pascesse un gregge, coltivasse un orto, rassettasse un vestimento: nessuno mi guardarebbe, pochi m’osservarebono, da rari serei ripreso, e facilmente potrei piacere a tutti. Ma per essere delineatore del campo de la natura, sollecito circa la pastura de l’alma, vago de la coltura de l’ingegno, e dedalo circa gli abiti de l’intelletto: ecco che chi adocchiato me minaccia, chi osservato m’assale, chi giunto mi morde, chi compreso mi vora; non è uno, non son pochi, son molti, son quasi tutti. Se volete intendere onde sia questo, vi dico che la caggione è l’universitade che mi dispiace, il volgo ch’odio, la moltitudine che non mi contenta, una che m’innamora. Quella per cui son libero in suggezzione, contento in pena, ricco ne la necessitade, e vivo ne la morte; quella per cui non invidio a quei che son servi nella libertà, han pena nei piaceri, son poveri ne le ricchezze e morti ne la vita: perchè nel corpo han la catena che le stringe, nel spirto l’inferno che le deprime, ne l’alma l’errore che le ammala, ne la mente il letargo che le uccide; non essendo magnanimità che le delibere, non longanimità che le inalze, non splendor che le illustre, non scienza che le avvive. Indi accade che non ritrao come lasso il piede da l’arduo camino, né come desidioso dismetto le braccia da l’opra che si presenta; né qual disperato volgo le spalli al nemico che mi contrasta, nè come abbagliato diverto gli occhi dal divino oggetto…”

 

Non tutti siamo uguali…
non si può pensare che tutti capiranno,
non si può pensare che non ci guarderanno con poco interesse o con pregiudizio,
non si può pensare che abbiamo tutti lo stesso sguardo “pulito”.
Anche per Bruno era cosi’, ma per lui era più importante la sua visione…per noi??

 

Cartelli:

1. Funzionamento di ogni singola parte del corpo.
Cosa vuol dire essere presenti?

2. Sul permanere della presenza nello spazio.
Cosa resta?

3. Il volume della voce dipende dalla quantità di aria che spingiamo fuori. La capacità può aumentare con un adeguato allenamento…
Ma come si controlla?

4. La voce non è l’unico suono che può produrre il nostro corpo.
L’aria suona il corpo vibra come accade?

5. Torno dov’ero. Lo spazio e il tempo nella creazione si fondono.
Dov’ero?

6. Sul dovere di esserci quando si dice si.
Si può mancare?

Rispondo ai cartelli:

1. ‘Alessia è in questo luogo perchè la sua mano è nel suo braccio, l’occhio nel suo volto, il piè nella gamba, il capo nel suo busto’…o forse non basta?!?

Si può stare con il proprio corpo in un determinato luogo, ma non esserci realmente. L’attore deve essere presente in ogni istante, amplificare i propri sensi: lo deve fare per sé e soprattutto per il pubblico che è li’ con lui.

2. Resta un’immagine, una domanda, una traccia nell’aria, un foglio bianco da cui ricominciare…

3. o…                                                                                    x

O::.:-..:_:..::–_:                                                             x

O……………………………………………………         ?

4. Respiro e anche se non lo vedo, o se all’esterno distinguo solo dei movimenti quasi impercettibili, dentro di me tutto si muove: gli organi, i muscoli, le ossa, ecc.

5. “Che è quel che esiste? Quel medesimo che già fu. E che è quel che già fu? Quel medesimo che ora esiste. Niente è nuovo sotto il sole” (De l’infinito, universo e mondi)

11/1/2013 – LA CREAZIONE

“Attorno a noi c’è un vasto universo pieno di innumerevoli lune, pianeti e stelle…. uno spazio esterno, nel quale l’uomo e la Terra si sperdono come piccole ed insignificanti parti…”

(“IL MESSAGGERO DELLE STELLE” di G. Galilei 1610)

fra-testa

“Mi sembra probabile che Dio al Principio abbia creato la Materia in particelle solide, pesanti, dure, impenetrabili e mobili, di tali Forme e Dimensioni e con tali Proprietà, e in tali Proporzioni da tendere infallibilmente al Fine per il quale Egli le ha create; ed essendo queste Particelle primitive Solide, sono incomparabilmente più dure di qualsiasi altro Corpo poroso che da esse sia composto; tanto Solide da non potersi consumare né rompere in Pezzi, nessun potere ordinario essendo capace di dividere ciò che Dio in Persona creò “uno” al principio della Creazione”.

(I. Newton)

10/1/2013 – LA SCHIERA

Cammino, cado. Mi convinco dell’esistenza di sensi senza nome.

Avvicino la percezione che il corpo ha di se stesso alla proiezione che la mente fa quando traduce parole in immagini.

Cosa c’è nel mezzo?

Sento l’interstizio compresso di movimenti e particelle che mi compongono dei quali non potrò mai afferrare e comprendere la forma, ma anch’essi pur essendo dentro di me vengono proiettati nelle immagini che il senso della mia mente posiziona a circa cinque centimetri sopra la mia fronte.

Amen

che era che è che sarà
ma ognuno si muove nel suo tempo, ascolta il respiro che lo rende parte di un corpo unico che avanza, ma solo distinguendo se stesso dagli altri può fare parte di un qualcosa può riconoscere l’altro.

diverso tempo
diversa materia
diverso spazio

Le domande ci arrivano da lontano, dal filosofico teorico come ci hanno detto, ma piovono nella stanza solo quando raggiungono la concretezza di essere rapportate a noi, esseri che con soli cinque sensi riconosciuti ci sentiamo in dovere di chiederci della nostra funzione cosmica, del valore della nostra presenza.

E’ nel passaggio che vivo, e non so prefigurarmi il trapasso. Forse la sola visione e’ la traccia differita della mia traccia.

La metafora – una manifestazione pubblica dell’immagine che non possiamo esporre e condividere al di fuori dei cinque centimentri in cui è proiettata davanti ai nostri occhi.

L’immagine l’essenza stessa della mia vicinanza di essere umano all’infinito. Nel trapasso.

DURANTE ANALISI / A SEGUITO DI

PASSAGGIO
SOLCO
TRACCIA
SEGNO
SIGNIFICATO = SENSO NEL MOVIMENTO

OK!
e il FOSSILE????

la distanza tra ma ed esso è variabile, da estrema a estremamente prossima, ma la sua testimonianza non muta né con me né senza di me.
Ci consegna la rinuncia all’oggettività.

ETIM. SIMBOLO “elemento materiale, oggetto, figura animale, persona e simili, considerato rappresentativo di un’entità astratta” (per indicare il “credo”)

LAT – Symbolu(m)
GR- Symbolon
SYMBOLIKOS – da riconnettere a
SYMBALLEIN “mettere insieme, unire”
SYN+BALLEIN (or.indoeuropea) “mettere, gettare”

10/1/2013 – PUNTO INTERROGATIVO

(Diario scritto in seguito al lavoro svolto in sala: durante la  schiera lascio uscire tutte le mie domande tematiche  irrisolte)

 

?

Farsi continuamente domande, porle al pubblico…

I visionari sono quelle persone che non si sono accontentate del modo di vedere degli altri, delle visioni passate, ma, ponendosi appunto domande, le hanno superate e sono arrivati ad una visione diversa, rivoluzionaria, da principio solitaria…

C’è un senso dal quale si parte per arrivare poi alla visione? I visionari (Bruno) hanno iniziato

dall’intelletto o dall’esperienza sensitiva, dalla mente o dal corpo?

10/1/2013 – MAPPATURE

Gettando uno sguardo di sorvolo a ritroso sui luoghi che hanno determinato la strada della creazione

Ogni regione sulla quale lo sguardo del visionario getta lampi di luce,

trova rispondenza su una porzione della sua pelle.

Il rimo con cui l‘aspirazione si trasforma ed evolve e‘lo stesso con cui l‘occhio apprende a perlustrare il reale.

Le superfici sensibili del corpo si lasciano permeare dalle chimere che ci sospingono in avanti. Verso un altrove del tempo.

Sul corpo d‘artista in creazione, in questo non dissimile dal corpo visionario, si disegna la mappatura dei territori verso cui il desiderio ci muove.

La loro forma resta ancora da disvelare.

 

Se riuscissimo a descrivere, nel dettaglio, come si distribuiscono sulla distesa della nostra pelle gli spazi d‘attesa d‘incontri, i solchi di fame di spiragli, i punti in rivoluzione contro il reale, allora potremmo disegnare precisamente il tracciato del luogo che stiamo andando a fondare, della geografia verso la quale ci muoviamo.

 

Proprio da qui prende le mosse questo lavoro.

 

Punti di inizio

Zone di risonanza

Regioni d’ ascolto

 

 

Punti d‘inizio del percorso, del viaggio, del dialogo. 

Ancoraggi di me a me, di me a coloro al cui ascolto sempre torno.

Punti d‘attrito e di slancio, che disegnano sul contorno della nostra figura umana, un profilo sconosciuto, che ha sapore di futuro.

 

A tentoni palmo a palmo perlustrare.

10/1/2013 – LA FORMA DI DIO

La connessione tra l’immagine e la parola ovvero tra visione e verbo è la METAFORA!

Che cosa è una METAFORA?

Perchè l’elettrone non si schianta sul nucleo ma ci gira intorno?

La forma di DIO!

gio-ghost

Che cosa c’è nello spazio vuoto? Cosa ci agisce dentro?

10/1/2013 – MAPPATURE

Gettando uno sguardo di sorvolo a ritroso sui luoghi che hanno determinato la strada della creazione

Ogni regione sulla quale lo sguardo del visionario getta lampi di luce,

trova rispondenza su una porzione della sua pelle.

Il rimo con cui l‘aspirazione si trasforma ed evolve e‘lo stesso con cui l‘occhio apprende a perlustrare il reale.

Le superfici sensibili del corpo si lasciano permeare dalle chimere che ci sospingono in avanti. Verso un altrove del tempo.

Sul corpo d‘artista in creazione, in questo non dissimile dal corpo visionario, si disegna la mappatura dei territori verso cui il desiderio ci muove.

La loro forma resta ancora da disvelare.

 

Se riuscissimo a descrivere, nel dettaglio, come si distribuiscono sulla distesa della nostra pelle gli spazi d‘attesa d‘incontri, i solchi di fame di spiragli, i punti in rivoluzione contro il reale, allora potremmo disegnare precisamente il tracciato del luogo che stiamo andando a fondare, della geografia verso la quale ci muoviamo.

 

Proprio da qui prende le mosse questo lavoro.

 

Punti di inizio

Zone di risonanza

Regioni d’ ascolto

 

 

Punti d‘inizio del percorso, del viaggio, del dialogo. 

Ancoraggi di me a me, di me a coloro al cui ascolto sempre torno.

Punti d‘attrito e di slancio, che disegnano sul contorno della nostra figura umana, un profilo sconosciuto, che ha sapore di futuro.

 

A tentoni palmo a palmo perlustrare.

7/1/2013 – Le conquiste, Ciò che lascio, Di cosa ho bisogno

Dall’osservazione del mio corpo, sul mio corpo, caldo/freddo, comodo/scomodo, attivo/passivo rifletto sulla mia possibilità di vedere il mio corpo in un dato momento storico. Se il contesto che mi circonda determina come io vedo/ascolto/interpreto il mio corpo. Rifletto sulla possibilità che il mio corpo femminile nel  XXI secolo ha di creare immagini.  SIMBOLO-SEGNO-SIGNIFICATO

Dal mio corpo apro lo sguardo su quello dei miei compagni in azione e in movimento davanti a me. Interrogo la mia visione dell’altro nel contesto in cui agisce.

Comprendo che la domanda deve coincidere con l’esperienza – LE DOMANDE DEVO PORMELE IN SCENA – L’azione del guardare da esterna, mi escluderebbe dalla contingenza del momento dei corpi che agiscono.

S.Giovanni ha visto delle cose vivendole, poi le ha trascritte. Io osservo esperendo e trascrivo.

Ponendomi nell’azione di visione riesco a sostenere la mia presenza tra corpi che agiscono in creazione.

La visione viene rafforzata dal senso dell’udito che come gli occhi si volge verso gli accadimenti sonori.

Vedo, ascolto e mi impegno a trascrivere.

HO VISTO:

UN RAGNO A PANCIA IN SU
UNA SCIMMIA
UN’ONDA
UN’AMAZZONE
TRITONE CON LA SUA BUCCINA
LA MANO TESA DI UN’ALLEANZA
IL GRIDO VERSO CHI GUARDA ALTROVE
UOMINI CERCARE RISPOSTE
UN UOMO COSTRUIRE IL SUO PALAZZO
GLI UOMINI SCEGLIERE UN CAPO
UOMINI RIMANERE SOLI
LA RIBELLIONE DEGLI UOMINI
UOMINI PERDERE FIDUCIA
UOMINI DUBITARE DI SE STESSI
IL TEMPO FERMARSI
UOMINI CHE HANNO SMESSO DI CERCARE
UOMINI CHE SI DAVANO RISPOSTE
IL PRINCIPIO DELLA GUERRA
BAMBINI CHE IMPARANO A GIOCARE
UNA CALZAMAGLIA IMPAZIENTE
LA MATERIA MODELLARSI
Nella scrittura si palesa il segno che nel momento in cui viene scritto non ha alcun significato che vada oltre l’immagine di cui ho bisogno per ricordare visivamente quanto accade ai corpi che si muovono e agiscono davanti a me.

Procedendo in questa direzione scopro un meccaniso della visione che inevitabilmente si esprime tramite un’autorialità sulle immagini trascritte. Nella mia comunicazione prediligo la parola al disegno e quindi devo sottostare alla valenza che i componenti sintattici assumono alla lettura da parte di terzi. Non miro a esprimere un sgnificato ma un’immagine, quindi si presenta inevitabilmente uno slittamento tra l’immagine scritta e l’immagine che si costruirà negli occhi della mente di chi potrebbe leggere quanto scritto.

Il fuoco del mio sguardo poi, opera una scelta sulla quale il lettore non avrà spazio di opinione nè di intervento. Nella sua mente il fuoco da me scelto diventerà l’immagine totale su cui a sua volta sceglierà un fuoco e così via in un’ipotetica trascrizione. Questa selezione condiziona la mia narrazione/attraversamento fisico di quanto visto modificando già di un primo grado le immagini originale create dai corpi dei miei compagni. LOST IN TRANSLATION

Cerco di abbandonare un’autorialità nell’azione, ma tento di delegare totalmente al senso della vista, al senso dell’udito e al senso della memoria la creazione di immagini narranti. Ma l’autorialità spinge la descrizione per immagini tanto quanto la vista spinge lo sguardo negli occhi.

La mia presenza non deve/non può modificare il corso degli eventi volontariamente. Osservo come il mio essere con lo sguardo e l’udito in un determinato spazio modifica di per sè le azioni dei corpi in movimento. IL GESTO DEVE ESSERE NETTO -VUOLE ESSERE REPLICA

Sento la necessità di scavare più a fondo nel meccanismo EVENTO-DIVULGAZIONE-RICONOSCIBILITA’-IMMAGINE-SEGNO-SIGNIFICATO-ESEGESI

fornendomi di strumenti per l’analisi del processo autoriale, esegetico e di visione.

Sento la necessità di superare il meccanismo di visione provando a portarlo integralmente nel corpo, in cui la ricezione di immagini e azioni avvenga per mezzo di tutto il corpo, non solo tramite i sensi più puramente intellettivi.

7/1/2013 – C’ENTRO

(Diario scritto in seguito al lavoro svolto ale-o
i
n sala sul punto di partenza di ognuno di noi)

C’entro

Ho bisogno di silenzio
ho bisogno di tranquillità
ho bisogno di non pensare
ho bisogno di non disperdere
ho bisogno di unità
ho bisogno di sentire il mio corpo
ho bisogno di sentire il mio respiro

 

Noi siamo il nostro corpo: tutto è in lui
tutto ha lui
tutto parte da lui…

Corpo nello spazio, corpo statico, corpo in movimento, corpo che agisce, corpo tra i corpi.

Corpo = materia
corpo= uomo
materia = uomo

 

Noi uomini abbiamo i 5 sensi:

VEDERE GUARDARE TOCCARE SENTIRE UDIRE ASCOLTARE OSSERVARE ODORARE GUSTARE SAGGIARE CAPIRE COMPRENDERE CONTROLLARE PROVARE CONOSCERE…

ma consideriamo la vista superiore agli altri!

Chiudo gli occhi e questo semplice gesto mi fa sentire smarrita, perdo i punti di riferimento, ma nello stesso tempo amplifico l’udito, mi accorgo di tutti i più piccoli rumori, cosa che non faccio quando ho gli occhi aperti, perchè?

 

Dal film “Rosso come il cielo”:

“Anch’io ci vedo, ma a me non basta. Quando vedi un fiore non ti vien voglia di sentire il profumo, di annusarlo…quando cade la neve non ti vien voglia di camminarci sopra, tutto quel bianco, di toccarla, di vedere che si scioglie nelle mani…Quando i grandi musicisti suonano, chiudono gli occhi per sentire la musica più intensamente, perchè la musica si trasforma, diventa più grande, le note più intense, come se la musica fosse una sensazione fisica…Hai cinque sensi perchè ne vuoi usare solo uno?”

 

– Toccare come vedere, è possibile? se toccassi una cosa, senza sapere cos’è, capirei veramente la sua forma?

– Rumore del tatto: tutto ciò che può far rumore utilizzando solo questo senso. Modo di comunicare?!

– Qual è il suono dell’universo? E se c’è è infinito? C’è stato un suono primordiale? Il vuoto non ha suono…neanche il silenzio? Vuoto in che senso? Il vuoto è ‘pieno’ di cosa?

– L’uomo riesce a  cogliere l’infinito,  lo riesce a considerare pur non potendolo ‘vedere’,

c’è un senso con il quale lo percepisce?

– L’uno è in un punto?

Dall’uno (chiuso piccolo compatto) si generano i tanti, i ‘tutti’ (aperti larghi).

L’uomo vuole essere quell’uno, essere al centro, padrone dell’universo,

ma l’uno, se lo consideriamo come centro, dice Bruno, può essere dappertutto (ogni essere vivente, visibile e invisibile, indipendentemente dalle sue dimensioni, è espressione diversa della stessa natura, della stessa materia che nutre ogni cosa, dunque tutto ciò che esiste può essere centro. Il centro relativo).

Cioè l’uno è ovunque, sparso nello spazio, e solo quando si unisce crea!

– Dunque l’uno non è il centro?

 

7/1/2013 – SCOPERTE LASCITI BISOGNI

-SCOPERTE-

Le mani sono come antenne, specchi. lenti con cui vedere da vicino e da lontano

(360°).

Le linee della mia mano possono raccontare di me.

 

-LASCITI-

La luce e l’ombra possono segnare il cammino, il sentiero: linee rette, angoli, circonferenze.

 

-BISOGNI-

La voce è come un campo magnetico: può attirare, può respingere.

 

2/1/2013 – PUNTI DI PARTENZA

“L’Evoluzione

No! Il segno.

Ok, sì il segno.”

Mariarca della Sanità vede che il cucchiano nell’acqua sembra diviso in due.

Il maestro dell’elementari la fa sembrare una magia. Grazie a questa magia lei per la prima volta vede il cucchiaino, l’acqua e fa un primo ragionamento sulla percezione, che è magica.

Mariarca cresce, va alle scuole superiori, e il professore ha l’obbligo curriculare di svelare che non è una magia quella del cucchiaino ma si chiama fenomeno della rifrezione. Ha un nome e volendo anche una formula. E così non c’è spazio per altro.

Mariarca perde la magia e si dimentica del cucchiaino. Forse non ci sono spazi liberi nella percezione quindi.

Mariarca prepara l’acqua e zucchero per la figlia, di cui lei ora è madre. Un giorno rivede il cucchiaino spaccato in due e si ricorda della magia. Mariarca si infila di nuovo nella sua magica percezione. Mariarca esiste oltre l’acqua, lo zucchero e la figlia.

Il segno. Forse lavorare sul segno per andare oltre le stanghette che ho sempre letto come morte, quando dovevano spiegare il perchè e il come. +-=*% etc.

Scoprire il movimento vitale del segno che permane.

Kairos

Kronos

L’amplesso lo si raggiunge per una serie di movimenti meccanici, fenomeni chimici e neurologici. Quando però si è in quella frattura lì di tempo, di spazio e di corpo, si diventa noi stessi la sensazione che si prova, non sono in estasi ma sono l’estasi.

Se guardo una stella io sono proiettata in quella stella lì, altrimenti non potrei mai raggiungerla lei, nella sua complessità di fenomeni. Se guardandola dovessi pensare all’illusione della luce che sposta l’immagine della stella rispetto alla posizione in cui è realmente, allora non vedrei più la stella, dovrei rinunciare a lei e vivere una terra senza stelle a cui potermi relazionare. Se dovessi pensare a tutta la meccanica e ai neuroni che scatenano l’orgasmo quando io stessa divento l’amplesso, non potrei mai abbandonare il mio corpo e non raggiungerei mai la stella.

 

EONE – perido di tempo
AION- ciclo
EVUS – Eternus
EIONI DIVINI – cicli di tempo che sono diventati infiniti per gli uomini dal fiato sempre più accorciato dal legame con la materia.