DE LA CAUSA, PRINCIPIO E UNO – Giordano Bruno

[…]

O monte, sebbene la terra ti stringa tenendoti per le profonde radici su cui poggi, tu non pertanto sai erigerti col vertice sino al cielo

[…]

Ecco vi veggio qual saldo, fermo e costante scoglio, che, risorgendo e mostrando il capo fuor di gonfio mare, né per irato cielo, né per orror d’inverno, né per violente scosse di tunide onde, né per stridenti aerie procelle, né per violento soffio d’Aquiloni, punto si scaglia, si muove o si scuote; ma tanto più si rinverdisce e di simil sustanza s’incota e si rinveste.

[…]

Perchè dunque le cose si cangiano? La materia si forza ad altre forme? Vi rispondo che non è mutazione che cerca altro essere, ma altro modo di essere. E questa è la differenza tra l’universo e le cose de l’universo: perchè quello comprende tutto lo essere e tutto modi di essere; di queste ciascuna ha tutto l’essere e tutti i modi di essere.

[…]

Principio caelum ac terras camposque liquentes,
Lucentemque globum lunae Titaniaque astra
Spiritus intus alit, totamque infusa per artus,
Mens agitat molem et toto se corpore miscet”

(E il cielo e la terra e la distesa del mare e il luminoso globo della luna e l’astro solare muove e avviva dall’interno lo spirito, e infusa in tutte le parti del mondo la mente agita l’universa mole, commista profondamente alla sostanza del cosmo)

 

[…]

Che è quel che esiste? Quel medesimo che già fu. E che è quel che fu? Quel medesimo che ora esiste. Niente è nuovo sotto il sole.

 

[…]

Non vedete voi che quello che era seme si fa erba, e da quello che era erba si fa spica, da che era spica si fa pane, da pane chilo, da chilo sangue, da questo seme, da questo embrione, da questo uomo, da questo cadavero, da questo terra, da questa pietra o altra cosa, e cossi’ oltre, per venire a tutte forma naturali?

Bisogna dunque che sia medesma cosa che da sé non è pietra, non terra, non cadavero, non uomo, non embrione, non sangue o altro; ma che, dopo che era sangue, si fa embrione, ricevendo l’essere embrione; dopo che era embrione, riceva l’essere uomo, facendosi omo: come quella formata dalla natura, che è soggetto de la arte, da quel che era arbore, è tavola e riceve l’esser tavola; da quel che era tavola,riceve l’esser porta ed è porta.

 

[…]

Ideo habet nullas, ut omnes habeat” (Non ne ha nessuna, per averle tutte)
Perchè volete più tosto che le includa tutte, che le escluda tutte?
Perchè non viene ad ricevere le dimensioni come di fuora, ma a mandarle e cacciarle come dal seno.

 

[…]

E’ dunque l’universo uno, infinito, inmobile. Una, dico, è la possibilità assoluta, uno l’atto, una la forma e anima, una la materia o corpo, una la cosa, uno lo ente, uno il massimo ed ottimo; il quale non deve posser essere compreso; e però infinibile ed interminabile, e per tanto infinito ed interminato, e per conseguenza inmobile. Questo non si muove localmente, perchè non ha cosa fuor di sé ove si trasporte, atteso che sia tutto. Non si genera; perchè non è altro essere che lui possa desiderare o aspettare, atteso che abbia tutto lo essere. Non si corrompe; perchè non è altra cosa in cui si cange, atteso che è infinito…Non è alterabile in altra disposizione, perchè non ha esterno da cui patisca e per cui venga in qualche affezione… Non è materia, perchè non è figurato né figurabile, non è terminato né terminabile. Non è forma, perchè non informa né figura altro, atteso che è tutto, è massimo, è uno, è universo. Non è misurabile né misura. Non si comprende, perchè non è maggiore di sé. Non si è compreso, perchè non è minor di sé. Non si agguaglia, perchè non è altro ed altro, ma uno e medesimo…E’ talmente forma che non è forma; è talmente materia che non è materia; è talmente anima che non è anima: perchè è il tutto indifferentemente, e però è uno, l’universo è uno. In questo certamente non è maggiore l’altezza che la lunghezza e profondità, onde per certa similitudine si chiama, ma non è, sfera. Nella sfera medesima cosa è lunghezza che larghezza e profondo, perchè hanno medesimo termino; ma ne l’universo medesima cosa è larghezza, lunghezza e profondo, perchè medesimamente non hanno termine e sono infinite…Se non vi è misura, non vi è parte proporzionale, né assolutamente parte che differisca dal tutto. Perchè se vuoi dirla parte de l’infinito, bisogna dirla infinito…Ne l’infinita durazione non differisce la ora dal giorno, il giorno da l’anno, l’anno dal secolo, il secolo dal momento; perchè non sono più gli momenti e le ore che gli secoli, e non hanno minor proporzione quelli che questi a la eternità…Dunque infinite ore non son più che infiniti secoli…E’ tutto quello che può essere…E’ necessario dunque che il punto ne l’infinito non differisca dal corpo, perchè il punto, scorrendo da l’esser punto, si fa linea; scorrendo da l’esser linea, si fa superficie; scorrendo da l’esser superficie, si fa corpo: il punto dunque, perchè è in potenza ad esser corpo, non differisce da l’esser corpo, dove la potenza e l’atto è una medesima cosa. Dunque, l’individuo non è differente dal dividuo, il simplicissimo da l’infinito, il centro da la circonferenza…Se il punto non differisce dal corpo, il centro dalla circonferenza, il finito da l’infinito, il massimo dal minimo, sicuramente possiamo affirmare che l’universo è tutto centro o che il centro de l’universo è per tutto…Ecco come non è impossibile, ma necessario, che l’ottimo, massimo, incomprensibile è tutto, è per tutto, è in tutto, perchè, come semplice ed indivisibile, può esser tutto, esser per tutto, essere in tutto.